SCHEGGE DVRACRVXIANE

Quando vogliono fottere il popolo invocano il prestigio di “intellettuali” e “società civile”

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Quando vogliono fottere il popolo invocano il prestigio di “intellettuali” e “società civile”

Ogni volta che bolle in pentola qualche legge lontana dagli interessi degli italiani, mai che la Sinistra chiami a consulto il popolo; eppure sarebbe il modo più democratico ed immediato per convincere la gente della bontà dei propri intenti, esattamente come hanno fatto le destre, ad esempio, raccogliendo le firme in piazza contro lo Ius Sòli. Macché, la chiamano dispregiativamente “la pancia”: loro, gli spocchiosi “democratici”, gli inclusivi e caritatevoli “progressisti”, preferiscono rivolgersi ad altisonanti intellettuali per vedere perorate cause ben poco convincenti e gabbare così la democrazia con tutto il suo “demos”.


Oramai accade ogni giorno; anzi, più si avvicinano le Forche caudine delle elezioni, e più il Potere, non avendo argomenti per difendere l'indifendibile, si appella all'ipnotismo ideologico dei suoi imbonitori più blasonati. Questo articolo, ad esempio, dice tutto: si incorona la Boldrini fra le personalità più influenti in Europa, sulla base del paradosso di essere al contempo uno dei politici più detestati dagli Italiani (come potete leggere qui); ma che stravagante democrazia è quella in cui i politici sono influenti in misura direttamente proporzionale a quanto sono invisi al popolo che governano? La Rivoluzione Francese non aveva forse decretato la fine epocale di tale ossimoro? O, piuttosto, anche quella fu tutta una burla?!

Ovviamente, anche la mediaticità di regime non fa una piega: titoli come "La politica non guardi i sondaggi" palesano senza alcun pudore il disprezzo delle “intellighenzie” per la gente comune. 
Restiamo quindi fiduciosi che anche tutti quegli elettori i quali, pur in buona fede, hanno leccato le mutande ai magnati di questo sistema fino a ieri, oggi, dato il malessere dilagante, insieme a tante pie illusioni abbiano anche esaurito la saliva. Infine, se proprio si vuole interpellare qualche intellettuale su certi argomenti...perlomeno lo si scelga alla grande!



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