l'immigrato che fa traboccare il vaso

10 sindaci abruzzesi dicono stop ai clandestini: "Adesso basta, è solo uno squallido ricatto ai sindaci"

I primi cittadini chiedono l'intervento dell'ANCI: "O ci tutela oppure abbandoneremo l'associazione. Sono i turisti che vanno accolti, non gli immigrati, manca la sensibilità istituzionale che capisca che gli immigrati non vengono prima dei diritti dei cittadini italiani ed abruzzesi"

Fabio Montoli
10 sindaci abruzzesi dicono stop ai clandestini: "Adesso basta, è solo uno squallido ricatto ai sindaci"

Foto cronaca

Che si stia arrivando al collasso, ormai, è ben chiaro a tutti. Essere additati a razzisti e xenofobi, era, fino a pochi giorni fa, la solita giustificazione buonista contro la Lega e i leghisti, per non dover dare spiegazioni e nascondere il grave problema di convivenza impossibile e forzata tra, il fenomeno dell'immigrazione senza controllo, e il tessuto sociale ed economico che, ormai la totalità dei comuni italiani sta sopportando.
Eppure, i sindaci di Gamberale, Casalanguida, San Savo, Orsogna, Paglieta, Villalfonsina, Borrello, Roio Del Sangro, Perano e Montazzoli non sono certo leghisti, e non ci stanno più, loro che vivono di piccolo turismo visitazionale, e che hanno subito le ire del maltempo, a veder morire i loro paesi e la loro gente.

Questo il testo integrale della lettera inviata al Prefetto: "In riferimento alla nota in oggetto i sotto elencati Sindaci comunicano che non parteciperanno alla serie di incontri fissati come da Vs. nota di riscontro.

I motivi che ci hanno condotto ad intraprendere tale iniziativa sono essenzialmente legati a questioni da risolvere che riteniamo essere più importanti rispetto alla questioni migranti a cui comunque siamo sensibili. Oggi, per noi Sindaci non si può dire ancora conclusa la fase dell’emergenza maltempo ed infatti continuiamo ad avere questioni aperte sul territorio legati alle scuole, ai crolli di capannoni agricoli, alle frane e agli smottamenti che francamente forse meritano nell’immediato la profusione di tutte le nostre forze per tentare di risolvere tali problematiche. Evidentemente Lei ha ritenuto che la fase emergenziale legata al maltempo fosse passata ma Le assicuriamo che non è così.

Pertanto, abbiamo deciso di non partecipare agli incontri legati alle problematiche in oggetto per i motivi sopra citati che riteniamo essere prioritari per la salvaguardia del territorio e per il benessere dei cittadini che ci onoriamo di rappresentare".

Ma non solo, dopo la nota inviata al Prefetto, i primi cittadini hanno fatto un passo in più e, a Lanciano, hanno indetto una conferenza stampa dove hanno espresso tutto il loro disappunto per una politica Nazionale che ha letteralmente abbandonato un territorio colpito da ogni genere di calamità naturale con le scuole ancora chiuse e sul quale si vuole anche addossare tutta la responsabilità di una accoglienza immigrati che definiscono "uno squallido ricatto ai sindaci".

Il sindaco di San Salvo, Tiziana  Magnacca, che negli anni scorsi era saltata agli onori della cronaca per le sue precise prese di posizione a favore della sua gente e contro chi intendeva portare nella sua cittadina un centro dia accoglienza, ci tiene a far sapere che il governo per ogni migrante da al comune 500 euro più un turn over lavorativo; in parole povere, ironizza la sindaca, se accetto gli immigrati, mi danno un vigile, altrimenti no, in pratica, un baratto umano.

Manca la sensibilità istituzionale che capisca che gli immigrati non vengano prima dei diritti dei cittadini italiani ed abruzzesi. "Dobbiamo accogliere i turisti non i migranti", conclude. E sul tema del turismo interviene anche il consigliere di minoranza del comune di Torino Di Sangro, Alfonso di Fonso, che ormai da tre anni accoglie diversi africani sul lungomare: "I residenti della zona sono 40, i profughi o presunti tali 140, i negozi chiudono alle 18, questa situazione è inaccettabile".

I sindaci sembra non intendano più sottostare a queste imposizioni e a questi ricatti, e accusano anche l’ANCI (l’unione nazionale dei comuni) che prende decisioni, ormai, sempre e solo a favore del Governo, e che non alza mai la voce per far valere i diritti dei piccoli comuni sempre più schiacciati dai continui tagli e con l’impossibilità di lavorare serenamente per il benessere delle comunità. Se l’ANCI non cambia rotta, concludono tutti, "si sta valutando l’ipotesi di fare un passo indietro e di uscire da una associazione che, invece di tutelarci, come dovrebbe fare, fa solo gli interessi della politica centrale senza tener conto delle esigenze dei singoli".

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