Intervista all'opinionista Sherif El Sebaie

Pioggia di milioni dal Qatar: "Attenzione alla predicazione in quelle moschee"

"Il futuro sindaco di Milano non dovrà assumere i fautori della moschea come interlocutori di tutti i musulmani di Milano. Quella moschea rappresenterà solo chi l’ha finanziata e promossa"

Marco Dozio
Pioggia di milioni dal Qatar: "Attenzione alla predicazione in quelle moschee"

Dal Qatar arrivano milioni di euro per la costruzione di moschee in Italia. Decine di milioni di euro. Un fiume di denaro su cui si sono accesi i riflettori delle autorità, dei media e non solo. Per Sherif El Sebaie, egiziano di madre greca nato a Il Cairo e residente a Torino, esperto di diplomazia culturale, opinionista, docente, conoscitore dell’islam italiano e internazionale, occorre accendere i riflettori anche sul tipo di predicazione che si svolge e si svolgerà in quelle moschee.

Questa pioggia di finanziamenti in arrivo dal Qatar per la costruzione e l’ammodernamento delle moschee italiane cosa significa? Chi c’è dietro queste operazioni?

Bisogna chiederlo a chi ha ricevuto questi finanziamenti. Cosa vogliono fare e perché occorre chiederlo a chi beneficia di questi soldi.

 

Sono dinamiche che possono preoccupare e su cui alzare l’attenzione?

Se giungono cifre di questa entità immagino sia tutto trasparente dal punto di vista finanziario. Ma occorre porre attenzione al tipo di predicazione che si farà in queste moschee. Dando per scontato la regolarità dei movimenti di denaro, di cui prendo atto, è necessario guardare con attenzione al tipo di predicazione.

 

Perché dal Qatar?

I fruitori dei finanziamenti dicono che i soldi non arrivano dal governo, ma da fondazioni che raccolgono donazioni di privati. Da un punto di vista tecnico non è il Qatar a erogare i finanziamenti, ma una fondazione del Qatar. Non mi posso spingere a ipotizzare scenari geopolitici perché non risulta un contributo del governo del Qatar.

 

Vista la situazione è consigliabile cautela nell’apertura di nuove moschee?

Il diritto a pregare in un luogo dignitoso è sancito costituzionalmente ed è anche un segno di civiltà soprattutto nei confronti di paesi che non garantiscono questi diritti. Il punto non è la moschea ma l’interlocutore. Non bisogna regalare strumenti di legittimazione a una sola parte. Le comunità islamiche non sono tutte uguali, non la pensano e non agiscono allo stesso modo. Credo sia sbagliato e riduttivo affidare la moschea e quindi il ruolo di interlocuzione a una sola parte, magari quella con i soldi. Sarebbe auspicabile creare un coordinamento rappresentativo delle varie realtà in grado di gestire il luogo di culto. La moschea costruita da chi ha i soldi non deve diventare rappresentativa del mondo islamico.

 

È un discorso che vale anche per la realtà di Milano?

Se mai dovesse essere dato il via libera a una nuova moschea, il futuro sindaco di Milano non dovrà cadere nell’errore di assumere i fautori e i finanziatori eventuali della moschea come interlocutori di tutti i musulmani di Milano o d’Italia. Quella moschea rappresenterà solo ed esclusivamente chi l’ha finanziata e promossa.

 

Strage di Orlando. Perché l’attentatore ha colpito un locale gay?

Pare ci sia una rivendicazione dell’Isis, l'attentatore stesso ha dichiarato di appartenere all’isis. Se le notizie venissero confermate l’episodio rientrerebbe nella strategia Isis di colpire in occidente. È un attacco che segue le stragi di San Bernardino, Parigi e Bruxelles. È la reazione alla campagna militare che sta provocando il ridimensionamento dell’Isis in Sira e Iraq. L’isis perde terreno anche in Libia. La sua reazione sul piano geopolitico è quella di rispondere con attacchi in occidente. Colpire un locale gay rientra in quella logica religioso-estremistica in cui i gay rappresentano un nemico insieme agli ebrei, ai laici e a una lunga serie di altri obiettivi. Ma poteva capitare a chiunque, perché per loro l’importante è colpire.

 

Esiste un problema tra l’islam nel suo complesso e l’omosessualità?

Le religioni monoteiste hanno posizioni sull’omosessualità non favorevoli. L’islam in sé non ha maggior chiusura sul tema rispetto alle altre. Certo esiste chi legge la religione islamica in chiave estremistica e letteralistica e concepisce la pena di morte per omosessualità.

 

Una strage simile compiuta dal Breivik di turno avrebbe innescato un’indignazione maggiore? Settori della sinistra o organizzazioni di omosessuali nemmeno citano la matrice islamista dell’attentato.

Effettivamente non stiamo assistendo a una grande ondata di indignazione. Credo che conti il fatto che le vittime siano omosessuali. Ciò sta determinando una certa ritrosia nel parlare dell’attentato e nel condannarlo. In questo clima elettorale mi pare che molti stiano cercando di tenersi alla larga dall’argomento.

 

Esiste un paese islamico in cui gli omosessuali godono di una libertà di azione paragonabile a quella in occidente?

Non esistono Paesi musulmani in cui si possa esprimere l’omosessualità in pubblico. In alcuni paesi non sono perseguitati, non almeno in maniera sistematica. Ma certo ovunque vivono la loro realtà di nascosto. Ma non possiamo fare paragoni, perché nei paesi islamici in generale c’è una maggiore aderenza ai valori religiosi, intesi come sentimento dei credenti molto radicato nella società rispetto all’occidente più laico. In alcuni casi, come sappiamo, esistono condanne alla pena capitale.

 

Esiste il cosiddetto islam moderato? E come si può riconoscere?

L’islam moderato s’identifica nel fatto che nel nostro Paese 2 milioni di musulmani vivono tranquillamente la loro vita, lavorano, portano i figli a scuola. La moderazione è la regola. Il punto è individuare l’islam estremista, capire quali sono le forme in cui si manifesta e come mettere in campo strumenti utili per bloccarlo.


Quali sono gli strumenti culturali, se esistono, per arginare la zona grigia di simpatia verso il terrorismo islamico?

Bisogna far emergere degli interlocutori per la maggioranza moderata. Spesso emergono mediaticamente esponenti estremisti che dicono bestialità. In questo modo si conferisce legittimità e visibilità alla componente estremista.

 

Le comunità come possono agire al loro interno?

Chi si radicalizza spesso lo fa all’insaputa addirittura dei genitori. Dare voce alla parte moderata è uno degli antidoti alla radicalizzazione.

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