invasione di massa pianificata

C'è ne è una nuova: il Qatar si sta "pappando" la Sicilia

Il primo cittadino di Mascalucia commenta per IlPopulista la notizia della caccia alle proprietà da parte degli sceicchi di Doha. Perché gli altri sindaci non dicono nulla?

Fabio Cantarella
C'è ne è una nuova: il Qatar si sta "pappando" la Sicilia

C’è in atto un’invasione più silenziosa, ma anche più pericolosa e più difficile da recuperare: quella economica, culturale e religiosa. I nostri mercati impoveriti, tartassati, penalizzati e vincolati dall’Unione Europea non reggono più la concorrenza dei paesi ad di là del mar Mediterraneo. E così mentre il deficit morti/nascite è annullato dall’invasione di migranti, molte storiche attività italiane e, in particolare siciliane, diventano arabe. A Catania, sede di una delle più importanti moschee d’Europa, con poco più di 35 milioni di euro l’ex hotel “La Perla Jonica” di Acireale è ormai della “Item srl”, società dello sceicco Hamed Ahmed Bin Alhamed. A breve diventerà l’Hilton di Capomulini anche grazie ad un finanziamento europeo, per mezzo dei contratti di sviluppo gestiti da Invitalia, che si traduce in un’agevolazione in forma di contributo a fondo perduto: 24 milioni di euro in ristrutturazioni che non dovranno essere restituiti.

La Sicilia, col suo passato islamico (basti pensare che città fiorenti hanno nomi che la dicono lunga, prendete Marsala, letteralmente “porto di Allah”), è certamente in cima agli interessi del piccolo e ricchissimo emirato dell’Arabia Saudita. Non solo “La Perla Jonica”. Lo sceicco del Qatar, Hamad bin Jassim Al-Thani, ha acquistato il leggendario albergo San Domenico di Taormina. La valutazione per l’ex monastero dei frati domenicani, considerato uno degli alberghi più famosi e belli della Sicilia, è di 52,5 milioni. La stessa fine potrebbe toccare ad altri sei storici alberghi da tempo nel “mirino” arabo: il Des Etrangers di Siracusa, l’Excelsior di Catania, le Palme, l’Excelsior e Villa Igea di Palermo.

L’economia siciliana potrebbe ripartire grazie ai miliardi di euro islamici. Si pensi che per la ristrutturazione della sola ex La Perla Jonica si parla di ben 700 assunzioni. Numeri da capogiro per l’isola col più alto indice di disoccupazione. La boccata d’ossigeno, però, nasconde insidie di non poco conto. Nel mondo islamico, economia, cultura e religione camminano di pari passo. Ad Aidone, in provincia di Enna, comune celebre per la Venere di Morgantina, il principe Sultan Bin Salman bin Abdulaziz Al Saud farà piovere 30 milioni di dollari con l’intento di lanciare il “King Salman Cultural and Architectural Islamic Arabic Center” e altre iniziative per la diffusione della conoscenza della civiltà islamica in Sicilia.

Non c’è, quindi, solo un interesse economico sulla Sicilia, ma anche la volontà di diffondere il Corano. La Qatar Charity Foundation, una ong finanziata prevalentemente da fondi istituzionali, sta investendo oltre 2,3 milioni di euro con progetti destinati ai centri islamici di Ispica, Catania, Messina, Comiso, Mazara del Vallo, Modica, Donnalucata, Scicli e Vittoria. Nell’hinterland ragusano sono già ben undici i centri di cultura islamica e un quarto di essi sono sostenuti dalla fondazione. E c’è una strana sinergia in corso. Gli sceicchi conquistano la nostra economia, mentre gli africani invadono i nostri territori. Li spacciano per rifugiati, ma in realtà sono, nel 90% dei casi, giovani e forti. Stranamente, da queste guerre africane non sono donne e bambini a fuggire.

Siamo di fronte ad un’invasione di massa pianificata, una sostituzione di popoli programmata, che si consuma quotidianamente a suon di sbarchi a bordo di barconi e gommoni. E quando occorre le navi della nostra Marina Militare li vanno a prelevare quasi sino a casa. Quest’ultima, l’invasione africana, appare del tutto funzionale a quella economica, culturale e religiosa portata avanti dagli arabi a suon di milioni di euro.

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