SCHEGGE DVRACRVXIANE

Odiano le nostre statue perché evocano glorie che loro neanche si sognano

E perché sono foriere d'una bellezza – è evidente – invidiabile e frustrante per chi non ha altro da fare che disprezzarla

Helmut Leftbuster
Odiano le nostre statue perché son glorie che loro neanche si sognano

La furia iconosclasta dell'ipocrita “Black Lives Matter” impazza ovunque, ed è ormai chiaro come il sole che la pagliacciata di Minneapolis sia stata solo il tipico Schiaffo d'Anagni. Un bingo a basso costo con cui i mondialisti hanno sbancato tutte le istanze sostituzioniste possibili e in breve tempo: 1) cancellare la testimonianza più evidente che la natura ha differenziato gli esseri umani sin dalla notte dei tempi e che le differenze fra popoli sono sempre esistite; 2) lanciare un messaggio terroristico agli Europei, attraverso il quale piegare gli sparuti aneliti di resistenza contro l'avanzare del “black power” rappresentato dalle giovani masse migranti, a cui gli immigrazionisti ben sanno l'anziana Europa essere già sufficientemente prona; 3) inaugurare un'azione violenta che parta apparentemente innocua, poiché rivolta di fatto verso oggetti inanimati, restando quindi penalmente difficile da reprimere, ma che diventi man mano capace di spalancare le porte ad azioni sempre più invasive del concetto di “incolumità pubblica” e tali da renderlo aleatorio e discrezionale (come gli innumerevoli ed impuniti pestaggi a danno di cittadini inermi hanno dimostrato). Il tutto con l'avallo dei progressisti bianchi che fungeranno da Testa d'ariete dei propri stessi futuri carnefici.

Distruggere una statua è per eccellenza l'atto di maggiore viltà e impotenza che un gruppo di umani possa compiere. Tipico dei riti tribali e del woodoo, dove l'impossibilità di offendere un essere fisicamente più forte costringe il suo potenziale carnefice a ripiegare sull'offensione d'un suo simulacro, è violenza gratuita contro un qualcosa di immobile e passivo ma intriso di grande valore storico e spirituale sedimentatosi nel tempo. Ecco perché nugoli di intellettuali radical-chic al soldo dei potentati globalisti sono costretti ad esprimere giudizi pacati su tali eccessi: se da una parte si vergognano troppo ad avallarne la palese follia, dall'altra restano attenti a non condannarne le ragioni. Tuttavia, intimamente godono, poiché sono anch'essi untuosi frustrati avvezzi a disprezzare sinanche lo specchio del cesso per come riflette loro un'innata inadeguatezza estetica e funzionale.

Parimenti, quegli ingrati distruttori di statue occidentali, invece di ringraziare i benefattori della propria emancipazione socio-economica, orinano sulle loro vestigia che percepiscono così diverse dal proprio aspetto, mentre si godono quel benessere e quei diritti civili che nei propri paesi d'origine ora si sognerebbero. Ma per fortuna, mentre i pusillanimi del politicamente corretto ritirano dal commercio prodotti dalle onomatopee rievocative del meraviglioso mondo che rischiamo di lasciarci alle spalle, ci sono artisti liberi che non si rassegnano all'umiliazione gratuita del proprio passato, al vilipendio dei propri ancestri e delle proprie forme, né tantomeno alla rinunzia della ragione. E castigano tutto ciò dandosi.. delle arie.

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