2015, annus horribilis

Per i clandestini i soldi ci sono, ma l'Istat certifica: italiani mai così poveri dal 2005

Un milione e mezzo di famiglie e 4 milioni e mezzo di individui non raggiungono il livello minimo di sopravvivenza dignitosa. E anche nel Nord, un tempo "felix", va sempre peggio

Luca Morisi
Per i clandestini i soldi ci sono, ma l'Istat certifica: italiani mai così poveri dal 2005

Per i clandestini i soldi ci sono, ma l'Istat certifica: italiani mai così poveri dal 2005

L'Italia di Renzi, l'Italia delle porte aperte che mantiene decine di migliaia di finti profughi, va sempre peggio, a danno degli italiani. Lo dice l'Istat: il 10,4% delle famiglie è in condizione di povertà relativa, mentre un milione e mezzo di famiglie e oltre 4 milioni e mezzo di individui si trovano in povertà assoluta. Il nostro Paese ha fatto un salto indietro di oltre dieci anni: le cose, infatti, non andavano così male fin dal 2005. Chi sta peggio? Soprattutto le coppie con due figli da mantenere e le famiglie di stranieri (regolari, ovviamente), che in media sono più numerose.

Convenzionalmente, si parla di "povertà relativa" per una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello medio pro-capite nazionale mentre la condizione più grave, la "povertà assoluta" indica l'incapacità di acquisire beni e servizi sufficienti a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza. 
Ebbene, nel dettaglio, il report pubblicato oggi dall'Istat stima che nel 2015 i nuclei famigliari italiani interessati dalla condizione di povertà più grave siano pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005 a oggi).

L'incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013).

Questo andamento nel corso dell'ultimo anno si deve principalmente all'aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.

Le cose vanno malissimo anche nell'area tradizionalmente più ricca, quella settentrionale: l'incidenza della povertà assoluta aumenta infatti anche al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l'ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%). Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l'incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

L'incidenza di povertà assoluta diminuisce all'aumentare dell'età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l'incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).

Si amplia l'incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

(Qui il report ISTAT completo)

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