Bolkestein, direttiva ammazza aziende

Europa? Vaffabagno!

La Corte di Lussemburgo decreta: le aziende che gestiscono i bagni dovranno passare bandi europei. Le multinazionali sorridono ancora

Alessandro Morelli
Europa? Vaffabagno!

Foto, ANSA

L'Europa delle banche e delle multinazionali schiaccia ancora gli interessi italiani, questa volta l'invasione arriva dalle spiagge. Con il Governo Renzi troppo impegnato nel tentativo di salvataggio di banche decotte da gestioni politiche e familistiche, l'Europa decreta la parola fine al sistema nel quale chi ha passato le vacanze al mare è abituato. I bagni che gestiscono le spiagge nelle principali mete turistiche (e dietro di loro migliaia di aziende e famiglie) sono definitivamente decretate "abusive" dalla Corte europea. Il problema nasce con la famigerata direttiva Bolkestein, norma promossa da Pd e Forza Italia a Bruxelles, che sulle attività dei bagnanti prevede la possibilità a tutti gli operatori dell'Ue di partecipare a bandi pubblici per l'assegnazione delle concessioni demaniali.


La Corte europea ha dunque sonoramente bocciato il goffo tentativo del Governo italiano di tutelare le aziende rigettando la proroga automatica e generalizzata fino al 31 dicembre 2020 per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi prevista dalla legge italiana perché "impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati". La decisione di Lussemburgo era in qualche modo attesa dopo che la proroga delle concessioni aveva già incassato il "no" della Commissione europea, in quanto in contrasto con la direttiva che per le concessioni demaniali prevede l'assegnazione tramite asta pubblica. Così, mentre Spagna e Portogallo sono riusciti a scrivere leggi inattaccabili sul fronte spiagge, l'Italia ha messo sul tavolo una iniziativa di facciata, bocciata senza appello da tutte le istituzioni Ue. A commentare la situazione è Cristiano Tomei, presidente CNA Balneari, sentito da il Tempo che ha stigmatizzato le differenze con gli altri Paesi europei: "Spagna e Portogallo hanno fatto approvare, dai loro rispettivi parlamenti nazionali e senza che l'Unione Europea proferisse parola, delle leggi ad hoc per la gestione delle loro spiagge, prorogando le concessioni demaniali ai loro balneari per 40-45 anni. Perché noi non siamo in grado di approvare qualcosa di simile? Perché l'Italia non riesce a fare un'efficace opera di lobbyismo in sede europea, portando avanti in modo sano le nostre istanze, cercando di focalizzare l'attenzione su un problema che riguarda un settore vitale per la nostra economia? Noi abbiamo più di 6.000 km di coste, e non riusciamo a gestirle efficacemente a causa di questa "spada di Damocle" che incombe su di noi da dieci anni.


Nell'incontro avuto la scorsa settimana con il ministro Costa, ci è stato detto che se la sentenza dovesse essere negativa avrebbe un valore erga omnes, ossia tutti gli organi giurisdizionali italiani devono attenersi a questo pronunciamento. Scommetto che in Spagna e Portogallo non accadrà nulla del genere. Ma il provvedimento della Corte Europea non dovrebbe valere per tutti? L'Italia conta ancora qualcosa in Europa?". A tremare non sono solo i tanti bagni marittimi ma anche le concessioni lacustri e gli ambulanti, altro settore che il governo italiano ha messo alla mercé dell'Europa e su cui gli interessi delle multinazionali e della Grande Distribuzione Organizzata hanno messo gli occhi.

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