il golpe renziano

Riforma costituzionale: semplificazione o semplice presa per il cu*o?

Il Premier butta fumo negli occhi dicendo che vuole snellire, tagliare, risparmiare, sburocratizzare. Non è vero e vi spieghiamo il perché. Ed intanto, in Lombardia...

Redazione
Riforma costituzionale: semplificazione o semplice presa per il cu*o?

Milano, il team del Comitato per il No. Da sin.: Ennio Castiglioni, Stefano B. Galli, Massimiliano Romeo, Riccardo De Corato

La riforma costituzionale viene spacciata da Renzi come una forma di estrema sintesi, di semplificazione. C'è da chiedersi se il Premier l'abbia letta o se, mentre il testo veniva messo nero su bianco, stesse facendosi l'ennesimo selfie. Perché basta prendere un pezzo a caso per capire che non si semplifica un bel niente, ma si ingarbuglia. Prendiamo ad esempio l'articolo 70 della Costituzione. Il testo originario recita: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere". Il nuovo testo è stato sostituito dalle 34 righe incomprensibili che vi mostriamo sotto. Bella semplificazione, non c'è che dire. Ma non finisce qui. Ci ha anche detto che si riducono i costi. Balle. Poiché la struttura del Senato rimarrà la stessa ed i nuovi senatori dovranno percepire un rimborso spese di trasferta, il risparmio sarà solo dell’8,8 per cento e ammonterà a circa 48 milioni annui. Al di là di ogni considerazione sugli inevitabili costi della democrazia si ricorda che il nuovo aereo di Renzi ne costa, da solo, 15. Altra balla è la "riduzione del contenzioso Stato/Regioni". Ci viene detto dal PD che il sistema delle "competenze concorrenti" era fonte di costante scontro tra lo Stato e le Regioni; per questo motivo sono state eliminate. A dire il vero questa scelta sembra frutto della totale assenza di una cultura dell’autonomia nella gran parte della classe politica italiana; quindi per evitare i conflitti si è deciso di eliminare uno dei contendenti, le Regioni appunto.


Entrando nel dettaglio tecnico va osservato che le materie non sono altro che delle “etichette” che negli anni hanno avuto bisogno di una costante opera interpretativa della Corte costituzionale. Appare infatti evidente che qualsiasi problema le istituzioni siano chiamate ad affrontare (ambiente, energia, commercio, istruzione, infrastrutture, occupazione o altro) non rientrerà mai completamente in una determinata “materia”: quindi senza una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali il contenzioso continuerà. Il nuovo art. 117 attribuisce potestà legislativa allo Stato in ordine a: disposizioni generali e comuni sull’istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica; disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile. Bene. Se le disposizioni generali sono di competenza dello Stato, quelle di dettaglio sono di competenza delle Regioni: senza una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali il contenzioso continuerà.


La prima ad alzare la testa è stata, oggi, la Lombardia, dove, in una delle sale di Palazzo Pirelli (sede del Consiglio Regionale) i Capigruppo Massimiliano Romeo (Lega), Stefano Bruno Galli (Lista Maroni) e Riccardo De Corato (Fdi) hanno tenuto una conferenza stampa per lanciare un "comitato del No" (ha aderito anche il Partito Pensionati). "Con questa riforma", ha detto Romeo, "il rischio è di tornare indietro di tanti anni nel rapporto Stato - Regioni e con la scusa di portare via le materie portano via le risorse per il nostro territorio. La riforma conferisce poteri enormi al Premier e distrugge ogni forma di autonomia e di decentramento. Le Regioni diventeranno una sorta di grandi prefetture, che dovranno unicamente obbedire. Il tutto per concentrare il potere nelle mani di pochi. Il risultato è che i cittadini saranno ancora più sudditi”. Ha parlato di riforma "piena di contraddizioni" Stefano Bruno Galli, costituzionalista. "Una riforma così radicale che modifica oltre un terzo degli articoli della Costituzione avrebbe richiesto la convocazione di un'Assemblea Costituente" e invece "c'è stato uno strappo delle procedure davvero vergognoso". Secondo De Corato infine si è di fronte solo a "una falsa abolizione del bicameralismno" e con la riforma il Senato "diventa un albergo a ore con sindaci e consiglieri che entrano e escono" perchè legati a mandati con durate diverse. Presente alla conferenza anche uno dei promotori del Comitato, Ennio Castiglioni.


Ecco come è stato rimaneggiato l'articolo 70 dal rottamatore di Firenze.

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