Ddl Povertà discrimina italiani

Un miliardo di euro per 4,6 milioni di poveri. 217 miseri euro a indigente

Al contrario, gli aspiranti profughi che giungono sulle nostre coste a bordo di un gommone hanno vitto e alloggio gratis, wi-fi e tanto altro.

Fabio Cantarella
Un miliardo di euro per 4,6 milioni di poveri. 217 miseri euro a indigente

Foto ANSA

Ha il sapore della beffa oltre il danno, il provvedimento annunciato in pompa magna dal Governo Renzi e ribattezzato Ddl povertà. Siamo di fronte ad una misura, se così la si può chiamare, che prevede aiuti per un oltre miliardo di euro in favore degli italiani indigenti.

Però, secondo l’Istat, sarebbero ben 4,6 milioni gli italiani che al momento vivono in condizioni di disagio economico. Persone, per intenderci, che non hanno neanche i soldi per comprarsi da mangiare.

E tutto questo mentre, al contrario, i migranti che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste hanno da subito vitto e alloggio gratis, wi-fi, ricariche telefoniche e altri benefici che gli italiani se li sognano.

Se facciamo due conti, un miliardo di euro diviso per quattro milioni e seicentomila italiani poveri, equivale alla ridicola somma di circa 217 euro per persona. E il Governo ha pure il coraggio di definirlo ‘Reddito Minimo di Inserimento Attivo’.

Basti pensare che un aspirante rifugiato economico giunto in gommone ci costa sì 217 euro, ma in appena sei giorni.

Una disparità di trattamento, quella tra italiano povero e clandestino, indecente e giustificabile solo con la volontà di sostituire un popolo con un altro popolo.

Peraltro, secondo i promotori di questo ipocrita Ddl povertà, il miliardo di euro da destinare ai 4,6 milioni di italiani indigenti dovrebbe servire anche per progetti di scolarizzazione e formazione, inserimento lavorativo, accesso alla casa, sostegno alle donne sole con figli e alle famiglie con molti figli o disabili gravi. Incredibile!

Giusto ieri l’Unione Europea ha anticipato l’emanazione di criteri standard per l’accoglienza dei richiedenti asilo nei vari paesi membri, fissando la spesa pubblica a 10mila euro per ciascuno di essi.

A questi burocrati senza cuore poco importa che con 10mila euro potrebbe garantirsi il sostegno per un anno intero non ad una sola persona ma ad un’intera famiglia italiana in condizioni di povertà.

Se non è razzismo questo, come lo si dovrebbe chiamare altrimenti? Sostenere un popolo, una razza a discapito di un’altra (quella italiana in questo caso) equivale a mettere in atto un progetto di sostituzione di massa. E’ logico che chi ha più strumenti, più risorse a disposizione, col tempo sopravviverà e si sostituirà a chi è abbandonato al proprio destino.

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