Intervista a Luxuria

Vladi: viva le unioni civili, ma io rimarrò zitella

La transgender più famosa d'Italia: "A casa i sindaci che non vogliono celebrare le unioni civili. I loro Comuni vanno commissariati". E poi: "Ha mantenuto le promesse, voto Renzi"

Marco Dozio
"Commissariare i Comuni obiettori". Intervista a Vladimir Luxuria

Foto ANSA

Vladimir Luxuria, trans più famosa d’Italia, attrice, leader del movimento Lgtb, ex parlamentare di Rifondazione comunista, cosa pensa dei sindaci obiettori?

Un conto è chi dice di non voler celebrare personalmente le unioni pur lasciando libertà di officiare il rito nel proprio Comune, possibilmente senza confinare la cerimonia nello scantinato dove si tengono le scope. Altra cosa è se il sindaco dice "no, nel mio Comune non si fanno". In questo caso si disobbedisce palesemente alla legge. Non siamo più nel Medioevo in cui ogni Comune aveva una legislazione autonoma, siamo in un Paese dove tutti devono rispettare le leggi vigenti.

Quindi devono essere arrestati?

No, non mi piacciono le manette. I sindaci che si comportano così devono dimettersi. Oppure il loro Comune va commissariato. È una questione di civiltà, non mi è piaciuta la polemica sollevata da Salvini che invita i sindaci a fare obiezione. A volersi unire civilmente potrebbe essere una coppia che vota Lega e magari vuole legittimamente vedersi riconosciuto questo diritto dal proprio Comune. Questa non è una vittoria di Renzi. Finalmente l’Italia dal punto di vista dei diritti si allinea ai Paesi occidentali più avanzati. La Lega per esempio si ispira ai modelli del Nord Europa, dove queste leggi sono realtà da anni. L’ostilità nei confronti di certe tematiche è tipica di altre culture e aree geografiche, dove l’omosessualità è osteggiata e sarebbe impossibile pensare che certi diritti possano essere riconosciuti.

Non è una sconfitta per il movimento Lgbt questa legge approvata con lo stralcio delle adozioni?

All’inizio ero molto arrabbiata, poi ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che questa legge è una tappa nel cammino verso la piena uguaglianza. Non mi andava di aspettare altri 30 anni. Ma il Governo ha promesso di rivedere la legge sulle adozioni e mi aspetto che lo faccia.

Secondo lei è corretto dire che ora i gay possono sposarsi? C’è un’equiparazione anche semantica tra matrimonio e unione civile?

In molte nazioni come per esempio Inghilterra, Spagna, Olanda, Usa, Argentina esiste il matrimonio egualitario. In Italia non sarebbe corretto etimologicamente utilizzare il termine ‘matrimonio’ e ‘sposarsi’, le unioni civili sono un istituto giuridico a parte per cui si dovrebbe dire ‘uniti’ e non ‘sposati’. Però sulle parole non mi impicco, per cui va bene anche dire ‘mi sono sposato’ anche se ciò non è scritto nel documento ufficiale.

Teme il referendum abrogativo proposto dal centrodestra?

Il referendum è uno strumento assolutamente legittimo. Lo si fece con il divorzio negli anni Settanta. Fanfani diceva che il divorzio avrebbe segnato la fine della famiglia tradizionale: è un linguaggio che ritorna. Nel caso, credo che vinceranno coloro che vogliono la conferma delle unioni civili.

Pensa di sposarsi e quindi utilizzare questo strumento giuridico?

Per farmi sposare ci vorrebbe un decreto legge (ride). Diciamo che è una battaglia che ho fatto per gli altri. Io resterò felicemente single o zitella che dir si voglia.

Scusi, lei è diventata renziana?

Renzi ha mantenuto la promessa, ora mi è più simpatico. E in questo momento sì, lo voterei, se non altro per riconoscenza.

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