omertà alla cinese

Milano, ucciso a Chinatown, bocche cucite pure tra parenti

La comunità asiatica fa quadrato e non parla con gli inquirenti circa la morte del cambista abusivo Xue Chengxiang

Redazione
Milano, ucciso a Chinatown, bocche cucite pure tra parenti

Bocche cucite in zona Paolo Sarpi, la comunità cinese di Milano. Nell’inchiesta giudiziaria che ha portato gli inquirenti a scoprire l’assassina di Xue Chengxiang, 32 anni, cambista abusivo con ufficio nel cuore del quartiere, ammazzato un anno e mezzo fa con un solo colpo di pistola, a mentire non è stata solo la killer Xu Linghua, 39enne arrestata e condannata infine a trent’anni di carcere. Dalle motivazioni del verdetto, depositate nei giorni scorsi dal gup Cristina Mannocci, quel che emerge è che a mentire con la polizia sono stati un po’ tutti i protagonisti della storia, anche quelli che in teoria avrebbero avuto l’interesse a che si arrivasse alla verità, compresi i familiari più stretti della vittima.

Il giudice descrive infatti "l’atteggiamento reticente o anche falso di praticamente quasi tutti i soggetti coinvolti nella vicenda (come il proprietario dei locali in cui la vittima aveva l’ufficio o la titolare dell’agenzia di locazione, che per ragioni a tutta evidenza relative ad un affitto in nero hanno ritenuto di mentire perfino in un caso grave come un omicidio" e "perfino, coloro che avrebbero dovuto essere i più interessati al buon esito delle indagini e quindi a collaborare pienamente con gli inquirenti", come la moglie di Xue e i suoi parenti più stretti.


In barba alla tanto decantata integrazione sventolata dal sindaco Sala, la comunità cinese milanese - come tutte le altre comunità cinesi in Italia, del resto - si dimostra chiusa e ostile verso i nostri confronti, con proprie leggi e regole, spesso orchestrate dalla T'ong o Triadi, la mafia cinese d'importazione.

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