Le mosse del governo conservatore

L'Inghilterra costruisce prigioni in Africa. Per rispedire i carcerati stranieri a casa loro

L'annuncio del ministro degli Esteri Boris Johnson, mentre l'Italia governata dal PD per i criminali d'importazione resta un "paradiso penale"

Redazione
L'Inghilterra costruisce prigioni in Africa. Per rispedire i carcerati stranieri a casa loro

Foto ANSA

Rispedire i detenuti nei paesi d’origine. L’Inghilterra per farlo s’adopera costruendo carceri in Nigeria. Come scrive Fausto Biloslavo sul Giornale, il governo conservatore ha annunciato l’edificazione a proprie spese dell’ala di una prigione a Lagos con 122 posti letto, attraverso uno stanziamento pari a 788mila euro, soldi derivanti dal fondo per il contrasto all’immigrazione clandestina. L’obiettivo è rimpatriare i 270 nigeriani che soggiornano nei penitenziari britannici.

Ogni straniero detenuto in Gran Bretagna costa al contribuente 40mila euro l’anno. Siccome la prigione nigeriana di massima sicurezza ha una storia di sovraffollamento e violenze, il ministro degli Esteri Boris Johnson ha annunciato che “aiutare la Nigeria a migliorare le condizioni penitenziarie permetterà di trasferire un maggiore numero di detenuti nigeriani liberando posti nelle carceri del Regno Unito”, dato che la nuova sezione costruita dal governo britannico risponderà ai criteri di vivibilità previsti dall’Onu. Non solo. Gli inglesi stanno potenziando e concludendo accordi bilaterali per il rimpatrio dei detenuti con Albania, Ruanda, Libia e Giamaica.

Mentre in Italia rispedire nel proprio paese i detenuti stranieri è praticamente impossibile. Oggi un carcerato su tre è straniero (il 34,3% della popolazione carceraria, pari a 19.745 individui secondo la statistica dello scorso dicembre), con punte del 50% in diverse prigioni del Nord. Del resto i criminali d’importazione, siano essi africani, albanesi o romeni, considerano l’Italia un “paradiso penale”, come ha dichiarato recentemente Ignazio De Francisci, procuratore generale presso la Corte d'Appello di Bologna.

Consentire che i delinquenti stranieri scontino la pena nei paesi d’origine, servirebbe anche ad abbattere i costi di gestione e a risolvere il problema del sovraffollamento. Illuminante in tal senso la dichiarazione rilasciata lo scorso anno da Santi Consolo, capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: “Il sovraffollamento delle nostre carceri è figlio della presenza di detenuti stranieri, che potrebbero scontare la pena nei loro Paesi di origine”.

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