la nuova Pax Americana

Trump-Israele: l'asse per la sicurezza del Mediterraneo

La vera storia della relazione Trump-Netanyahu e le ricadute positive per la sicurezza europea

Max Ferrari
Trump-Israele: l'asse per la sicurezza del Mediterraneo

Foto ANSA

Sulle relazioni tra Trump e Israele, stampa e TV italiane hanno primeggiato nella sinistra arte della disinformazione e, malgrado il premier israeliano abbia realizzato un chiaro videomessaggio di congratulazioni al nuovo presidente USA, la sinistra diffonde l'idea che Trump e Netanyahu non vadano d'accordo, che gli ebrei non apprezzino “The Donald” e via dicendo. Per fare un po' di chiarezza abbiamo chiesto lumi ad una autorità assoluta nel campo delle relazioni Israele-USA-Italia, il professor Enrico Mairov, presidente dell'Associazione Lombardia-Israele e persona di grande acutezza, dato che sin dall'inizio della campagna americana aveva indicato Trump, deriso da tutti, come sicuro vincitore.

Ma veniamo ai fatti. Mentre la stampa italica si inventa un presunto imbarazzo di Israele per la vittoria di Trump, la verità fattuale vede il tycoon che appena eletto chiama, tra i primi, il premier israeliano e lo invita a Washington il prima possibile per discutere dei grandi temi di politica internazionale. Netanyahu risponde con un videomessaggio (qui riprodotto) in cui loda il neo-presidente USA con parole che solo la stampa nostrana può non capire. Eccole: "Donald Trump è un amico sincero dello stato di Israele. Agiremo insieme per portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione. Il forte legame tra USA e Israele", ha aggiunto, "si basa su valori, interessi e destino comuni. Sono sicuro che Trump ed io continueremo a rafforzare l'alleanza speciale tra i due paesi e la eleveremo a nuove vette".

E d'altra parte come si potevano avere dubbi visto che Trump fu uno dei vip stranieri più esposti nel supportare Netanyahu alle ultime elezioni e visto che “The Donald” ha detto chiaramente che se eletto avrebbe spostato l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme riconoscendone lo status di capitale dello Stato di Israele, rompendo uno dei più grandi tabù diplomatici?

Certo, il voto degli ebrei per Trump non è stato straordinario e anzi, la maggior parte dei cittadini americani di religione ebraica ha votato per la Clinton (si parla di un 70%) a dimostrazione che non esisteva un ordine di scuderia o chissà quale lobby monolitica, ma ognuno ha fatto propri ragionamenti e votato secondo la propria visione del mondo. Gli ortodossi, i tradizionalisti e quelli più interessati al destino di Israele hanno votato Trump mentre i liberal, quelli della sinistra chic hanno votato Clinton mostrando nei sondaggi di essere più interessati alle vicende della politica americana (economia, tasse etc.) che non alla sicurezza di Israele e alla stabilità del Medio-Oriente.

Ininfluenti dunque? No perchè alla fine gli elettori ebrei sono stati determinanti per la vittoria di Trump in tre “swing states”: Ohio, Pennsilvanya e la determinante Florida la cui conquista era la chiave di volta per la vittoria finale e dove oltre la metà degli cittadini di religione ebraica ha votato per Trump, come ben spiega il comitato “jewschoosetrump”.

In ogni caso, come spiega il Likud (partito del premier israeliano) sulla sua pagina Facebook "il popolo americano ha scelto" e mentre la sinistra europea è impegnata a dare supporto morale ai delinquenti che vorrebbero sovvertire il risultato del voto con la violenza, Israele sceglie la linea del rispetto totale, tanto che Netanyahu ha chiesto ai suoi ministri e collaboratori di non fare uscite e dichiarazioni sulla stampa sul tema Trump e su quello che essi si aspettano da Trump in merito alla nuova politica americana in Medio-Oriente.

Il messaggio è chiaro: Trump è il presidente eletto dalla stragrande maggioranza dei cittadini americani e di lui ci fidiamo, lasciamolo ambientare e lavorare senza pressioni e senza cercare di imporre dei temi e aspettiamo che sia lui a illustrare la sua politica nei confronti di Israele e dell'intera area. Intanto anche l'AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) che in campagna elettorale non si era certo distinta per vicinanza a Trump ha rilasciato un comunicato di congratulazioni in cui spiega che il nuovo Congresso americano è il più pro-israeliano di sempre.


Dato questo di cui la sinistra italiana si rammarica, dicendo che ora mancano i contrappesi, mentre noi ce ne felicitiamo perchè il nuovo mondo immaginato da Trump, la sua rivoluzione conservatrice e la nuova Pax Americana non avranno ostacoli e partendo dal rimettere ordine in Medio-Oriente avrà un effetto di stabilizzazione sul Mediterraneo che sicuramente darà fastidio ai trafficanti e agli affaristi della finta solidarietà, ma metterà fine al terrorismo, all'esodo di interi popoli verso l'Europa e al progetto di islamizzazione del Vecchio Continente. Difficile? Sì, ma anche la vittoria di Trump sembrava impossibile (solo noi del Populista ci abbiamo sempre creduto) ma ce l'ha fatta. Go Donald Go!

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