Intervista al Consigliere di Amministrazione della Rai

Arturo Diaconale: "Renzi ha occupato la TV di Stato. Abbiamo un problema di democrazia"

"Siamo arrivati all'omologazione renziana. La presenza del premier nei telegiornali e nei programmi delle reti è tracimante, mentre gli spazi per l'opposizione sono stati cancellati. Se il servizio pubblico si mette al servizio di una parte, non è più servizio pubblico"

Marco Dozio
Arturo Diaconale: "Renzi ha occupato la TV di Stato. Abbiamo un problema di democrazia"

Foto ANSA

L’occupazione della Tv di Stato da parte di Renzi è appunto “occupazione” e si configura come un “problema di democrazia”. Una Rai dove “gli spazi per l’opposizione sono stati cancellati”, dove vige “l’omologazione renziana” e dove la presenza del premier è ormai “tracimante”. Le definizioni sono di Arturo Diaconale, consigliere di amministrazione della Rai.

Diaconale, Fazio a "Che tempo che fa" ha apparecchiato un grande spot per Renzi in piena campagna referendaria, mentre non risultano analoghe possibilità per Salvini o altri esponenti dell’opposizione. Visto da dentro, che cosa sta succedendo in Rai?
In realtà posso dire quello che vedo da fuori, perché il consigliere d’opposizione non ha la possibilità di interloquire con le strutture aziendali. Può esercitare un controllo soltanto ex post. Registro che esiste un’omologazione renziana, con una presenza del presidente del Consiglio tracimante nei telegiornali e nei programmi delle reti.

Fazio sta facendo servizio pubblico?
Mi auguro che Fazio abbia l’accortezza di bilanciare la lunga intervista al premier con una analoga a un’esponente del fronte del No o che abbia programmato un calendario di incontri bilanciato. Altrimenti diventa un problema da denunciare. Se il servizio pubblico si mette al servizio di una parte, sia pure quella del governo, non è più servizio pubblico.

Come si è arrivati a questo punto?
La legge di riforma voluta da Renzi sposta l’asse di riferimento della Rai dal parlamento al governo. La legge crea le condizioni per questa sorta di occupazione. E ciò si traduce nella scelta di omologare l’informazione. Abbiamo un’informazione Rai omologata. E se a questo aggiungiamo la salda tradizione conformistica che vige all’interno dell’azienda pubblica, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Un risultato che peraltro danneggia la stessa Rai. La mancata diversificazione si traduce in una mancata diversificazione dei prodotti. E quando il prodotto è unico la risposta del pubblico è deludente.

Stiamo assistendo a qualcosa che non ha precedenti?
All’epoca del governo Berlusconi c’era il diritto di tribuna sventolato da Rai 3, oltre che, all’interno delle reti, da quei conduttori che erano di diversa collocazione politica. Ora questo diritto di tribuna non esiste, è stato cancellato. In Rai una voce diversa non ha spazi, non dico ufficiali ma neppure ufficiosi.

Questa distorsione diventa ancor più grave ora che siamo in campagna elettorale?
Più ci si avvicina il referendum, più questa distorsione risulterà accentuata. Mi auguro che dopo il referendum si posso tornare a ragionare in maniera civile e pluralista. Ma ho forti dubbi in proposito.

Non ci sono margini?
No, perché la cultura prevalente è quella di non fare prigionieri, di non rispettare il diritto di tribuna di nessuno.

Siamo all’occupazione renziana della Rai?
Sì, possiamo parlare di occupazione della Rai. Possiamo parlare di spoil system (il cambio dei dirigenti o l'occupazione delle poltrone ndr) però portato all’eccesso. Negli Stati Uniti la cultura dello spoil system è definita e riguarda alcuni settori dell’amministrazione. Non riguarda ogni struttura pubblica. E soprattutto non riguarda l’informazione. Nel momento in cui si occupa l’informazione in maniera totalitaria o tendenzialmente totalizzante, allora siamo di fronte a un problema di democrazia.

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