I club che hanno aperto agli stranieri sono responsabili di un'Italia che vede i mondiali dalla poltrona

Suicidio Italia: senza vivai finisce nella serie B mondiale

Il pallone è appaltato a procuratori internazionali mentre i campi di periferia sono lasciati al volontariato di nonni e genitori

Alessandro Morelli
Suicidio Italia: senza vivai  finisce nella serie B mondiale

Una tragedia annunciata che le lacrime di coccodrillo di Buffon e compagni certo non addolciscono. Tutti dedicano tempo e inchiostro a valutare la debacle mondiale sugli errori del Mister o del gioco dei calciatori mentre le vere ragioni di quella che è una sconfitta di sistema rimangono appese nell'aria, troppo scomode per essere trattate con il buon senso con cui andrebbero discusse.

Come una pianta di cui si vede solo una piccola parte perché il volume più grande che sostiene fusto e foglie è sotto terra, per il sistema calcio italiano le radici sono le centinaia di migliaia di ragazzi e le loro famiglie che per decenni hanno sostenuto e dato vigore ad una struttura che ha portato la nazionale a vincere quattro mondiali e un'infinità di partite.


Ridurre la nazionale al simbolo tricolore sarebbe riduttivo e squalificante per tutto il mondo che gira intorno al calcio, un settore importante per l'economia e il marketing probabilmente quanto la moda o certi settori dell'agroindustria. Non a caso per rilanciare la sua visibilità internazionale in un momento critico (era l'epoca della massima lontananza con gli Stati Uniti obamiani) Vladimir Putin ha investito per ottenere i mondiali di Sochi e il governo cinese ha deciso di spendere 20miliardi di dollari per la costruzione di stadi e promozione dei vivai.


Anche se non si può dire, il Populista parla di quello che tutti sanno: con l'apertura generalizzata delle frontiere dei grandi club, chi fa girare i soldi non ha più alcun interesse nel coltivare i ragazzini al campo di periferia dove una volta gli osservatori erano attesi come gli oracoli mentre oggi sono i procuratori internazionali a dettare le regole del gioco.


Se la locomotiva con i miliardi di euro che la fanno trottare si ferma è evidente che tutto il treno si blocca. A prescindere dunque dai calciatori milionari e dai pallonari da strapazzo e le loro veline, inchiodare questo settore non ha solo le ripercussioni economiche descritte ma anche quelle sociali che interessano milioni di famiglie


Ormai nei potenti club esterofili l'italiano è di serie B perché gli acquisti dei calciatori non si basano solo sul gioco ma anche sulla necessità di sfondare su questo o quel mercato, tanto che abbiamo visto nel tempo bidoni giapponesi o pallonari arabi, tutto per puntare al fatturato e non all'interesse che il sistema deve avere nel promuovere la cultura dello sport. Non prendere atto di questa realtà significa far cadere nella progressiva decadenza i campi di paese o di periferia causando un'inarrestabile problema sociale lasciando alla sola serie A multinazionale la possibilità di sopravvivere in attesa che l'oblio non arrivi anche per loro.


Avere vivai vuoti ha una diretta conseguenza: passare alla serie B del calcio mondiale con i Buffon serenamente in poltrona a veder giocare altre squadre al campionato del mondo. Le lacrime sono inutili, serve pianificazione. Persino per inseguire un pallone.

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