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I celti e gli extraterrestri: i rifugi antiatomici di Steel

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

I celti e gli extraterrestri: i rifugi antiatomici di Steel

Nella foto, Newgrange

La teoria del britannico Duncan Steel su Stonehenge batte qualsiasi precedente ipotesi sul misterioso cromlech e, se non sapessimo che costui è un brillante astronomo, il cui lavoro è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista British Archaeology del giugno 1999, avremmo pensato fosse pazzo. Che Stonehenge avesse una funzione astronomica è oramai noto da tempo, ma sul suo scopo pratico le opinioni dei vari studiosi sono sempre state le più disparate. Ebbene, secondo Steel, “Stonehenge è stata costruita per prevedere le piogge di meteoriti. Ho una certa esperienza nel campo dei piccoli corpi presenti nel sistema solare – meteore, asteroidi e comete – e un interesse per Stonehenge non solo astronomico, ma anche personale: attualmente vivo in Australia, ma sono nato nel Somerset nordorientale, non lontano dal cromlech”, ha scritto.


Aggiungendo: “Ritengo che le prime costruzioni del cromlech – note come Cursus e Stonehenge 1 – siano state approntate per prevedere il passaggio di sciami meteorici, e non fossero semplici strumenti per determinare l’anno. Prendete i numerosi tumuli associati a siti neolitici come Stonehenge. A che cosa assomigliano, se non a dei moderni rifugi antiaerei? Immaginate il cielo illuminato da una miriade di stelle cadenti, in numero tale da far tremare – come è accaduto – il terreno. Come avrebbero reagito gli antichi? I lunghi tumuli erano rifugi in cui rannicchiarsi per sentirsi al sicuro dal terrificante spettacolo di fuori, un po’ come quando si nasconde la testa sotto un cuscino durante un temporale. E in questo caso, visti i materiali locali, cos’altro si poteva costruire nella piana di Salisbury? L’era delle tempeste di meteore fu comunque temporanea ed in seguito l’interesse per il cielo si soffermò sulle orbite di sole e luna, mentre i tumuli divennero luoghi di sepoltura. Solo che, nel 500 a.C., gli sciami meteorici tornarono ad intersecare la Terra".


"Esistono rifugi antiaerei risalenti a quell’epoca? La risposta è sì. I corridoi sotterranei dell’Età del Ferro sono particolarmente elaborati, con pareti ricoperte e tetti di lastre piane; sono stati a lungo un mistero e lo scopo loro attribuito è stato finora la conservazione degli alimenti. Questo elemento, oltre alla possibilità di salvare vite, è confermato dall’estrema cura con cui sono stati costruiti, rispetto ad altre abitazioni di quel periodo”. Insomma, una sorta di bunker antiatomici preistorici. Conclude Steel: “Come reagite quando un aereo sorvola a bassa quota la vostra casa, facendo scuotere le finestre? Agitate un pugno verso il cielo. E se i britanni dell’Età del Ferro avessero fatto la stessa cosa? Se gli dèi dovevano tornare ancora e ancora a devastare, una buona tecnica (almeno, da un punto di vista psicologico) sarebbe stata quella di minacciarli. Il gigante di Cerne Abbas nel Dorset, ancora non adeguatamente datato, scavato nel gesso e mostrante un guerriero che agita una clava sembra proprio ideato per trasmettere agli ospiti indesiderati un messaggio inconfondibile…”.


Tratto dal mio libro Colonia Terra, Segno edizioni. Nella foto sotto, il Gigante di Cerne Abbas



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