il paese RESISTE

Amatrice, le radici non si sradicano

Parte della popolazione non vuole abbandonare la propria terra, temendo di non tornarci mai più

Andrea Lorusso
Amatrice, le radici non si sradicano

Foto ANSA

Esiste in economia la teoria degli shock, ovvero la strada preposta ai cambiamenti epocali, nella vita economico-finanziaria delle persone, possibile da intraprendere soltanto in caso di eventi straordinari. E non è una postilla da manuale all’Università, ma una regola sovente. Senza il panico spread e rischio default, sarebbe stato mai possibile installare il Governo Monti in Italia e, approvare per esempio, la legge Fornero? Ovviamente no.

Cipro, Grecia, sono stati altri esempi di shock economy. Con gli sportelli bancari chiusi e i bancomat che non sputavano denaro, è stato molto più semplice pilotare le scelte dei cittadini. Oppure scavando nei sacchi della memoria, molti ricorderanno il prelievo forzoso sui conti correnti del sei per mille perpetrato nel 1992 da Giuliano Amato, furtivamente di notte per "interesse di straordinario rilievo" derivante da "una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”.

Cosa non molto diversa avviene con le catastrofi naturali, come il terremoto che ha colpito recentemente il centro-Italia devastando Amatrice. Spesso i costi per le ricostruzioni sono elevati, e si preferisce costruire provvisorie realtà che poi divengono perpetue abitazioni, creando città fantasma, svuotandone identità, storia e comunità.

Prove tecniche di cessione di sovranità territoriale? Semplice scorciatoia di bilancio? È certa la disumanità degli agglomerati alternativi, quando divengono i pionieri di una nuova Era, forzata. In questo momento gli anziani fanno da padroni, perché è palese che più si è vissuto in un posto, più si è quel posto.

"Prima di tutto bisogna pensare a dare una sistemazione agli anziani e alle famiglie con bambini. Noi giovani veniamo dopo. Anche se, conoscendo un po' le persone, molti anziani da qui non vogliono andare via. Neanche per un mese nell'attesa della casa in legno", ha riferito in alcune interviste un ragazzo del posto.

E il fulcro della questione è tutto qui. Non bisogna mai dimenticare le radici dopo una tragedia. Le deportazioni di massa non risolvono i problemi, le persone non sono scacchi su una scacchiera globale da spostare a piacimento. Così come l’Africa non si può travasare nel Vecchio Continente, così una piccola cittadina non va sembrata e ricollocata come un vecchio nosocomio senza posti letto. Ma la gente resiste, è inconscia la resistenza ai processi contro-natura che il sistema prova a mettere in atto. Non è solo la terra a tremare, ma tutto il tessuto sociale.

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