Intervista al giornalista controcorrente

Il Governo vuole imbavagliare il web, Giordano: "Dittatura del politicamente corretto"

Lorenzin al lavoro con Google e polizia per rimuovere le "fake news". Il direttore del Tg4: "Chi decide cosa è vero e cosa è falso? Inaccettabile la pulizia etnica delle notizie da parte del Ministero. Ormai si fatica a dire che gli stupratori nordafricani sono nordafricani"

Marco Dozio
Il Governo vuole imbavagliare il web, Giordano: "Dittatura del politicamente corretto"

Foto ANSA

Il ministro alfaniano Beatrice Lorenzin ha dichiarato di essere al lavoro con Google e la polizia postale per “rimuovere le false notizie che circolano in rete”, le cosiddette “fake news”. “Prove pratiche di regime”, ha replicato il leader della Lega Matteo Salvini, denunciando un bavaglio del web che da teorico inizia a diventare operativo.

Mario Giordano, direttore del Tg4, si comincia con i vaccini per aprire la strada al “Ministero della Verità” dal sapore orwelliano?
Su internet, come succede per la stampa e gli altri organi di informazione, occorre rispondere di quello che si scrive. C’è stato un abuso in questo senso. Internet non ha editori, Facebook di fatto non risponde a nessuno. Premesso questo, non può esistere la polizia del ministero, oltretutto della Salute, che decide quali notizie si possano pubblicare e quali no. Se una notizia reca danno, se è una calunnia, deve essere contestata nei tribunali. Ma la volontà di effettuare una pulizia etnica delle notizie da parte del ministero della Salute deve preoccupare tutti.

Siamo di fronte a una deriva da questo punto di vista?
Assolutamente sì. Pensiamo alla difficoltà di dire che gli stupratori nordafricani sono appunto nordafricani. O che la malaria è arrivata dal Burkina Faso. Una mamma non è più libera di dire che suo figlio si è ammalato dopo aver fatto il vaccino? Io ne ho intervistate tante. Gli scienziati dicano che non c’è evidenza scientifica, e la mamma resti libera di raccontare la sua esperienza.

Il politicamente corretto rischia di strozzare la libertà di espressione? Anche la vicenda delle Ong, per dirne una, era bollata come fake news.
Il punto è proprio questo: chi decide quali sono le fake news? Per due o tre anni in tutti i talk show ci hanno raccontato che non esisteva un’emergenza migranti. E che affermarlo significava dire il falso, spargere fake news. Ci hanno raccontato che i centri d’accoglienza non erano al collasso, che era tutto sotto controllo, che le denunce sulle Ong erano fake news. Quando ho pubblicato "Profugopoli" (Mondadori ndr) dicevano che non era vero che sull’immigrazione si fanno affari. Ma del politicamente corretto c’è una cosa che mi fa impazzire.

Quale?
Il fatto che, come per l’immigrazione, quando scoprono il fenomeno si mettono pure a impartire lezioni. Quelli che per due o tre anni hanno sostenuto come fosse impossibile e disumano fermare gli sbarchi, ora vengono a spiegarci come si fermano gli sbarchi. Quando lo dicevo io nei talk mi davano quasi dell’assassino, dicevano che volevo farli annegare. Adesso invece ci spiegano loro come bloccare i flussi.

Si può parlare di dittatura del politicamente corretto?
Sì, perché esiste ed è pericolosissima. Ma credo che gli italiani abbiano l’intelligenza e gli strumenti per dribblare anche questo tentativo. Non è il primo, del resto. Invito tutti a leggere “L’eskimo in redazione” di Michele Brambilla, quando nei giornali si parlava di sedicenti Brigate rosse perché non si poteva dire la verità, cioè che erano rosse. Non bisogna avere paura di uscire dai binari del politicamente corretto. Credo che alla fine il buonsenso prevarrà.

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