schegge duracruxiane

L'aggressione a Salvini? Calcolata

Se da oggi aggredire fisicamente un maschio bianco, di destra e rappresentante degli interessi del Popolo, è azione legittima e doverosa

Helmut Leftbuster
L'aggressione a Salvini? Calcolata

Da oggi, aggredire fisicamente un individuo, strappargli dal collo affetti e simboli religiosi, attaccare la democrazia che costui rappresenta, purché venga fatto a spese di un maschio bianco, di destra e rappresentante degli interessi del Popolo, è azione legittima e doverosa. Le Sinistre (di governo e non) applaudono all'accaduto senza vergogna; le autorità si voltano dall'altra parte; e chiunque si trovi sul medesimo fronte di un Salvini deve iniziare a sentirsi in pericolo più o meno come i Boeri in Sudafrica, tanto per non lesinarvi metafore colorite.

A questo punto della sequenza d'azione, può scattare la terza fase, quella di retroguardia: gli intellettuali “yeah”, gli influencer miliardari che spostano i voti, quelli addetti al lavaggio del cervello dei giovani, si scatenano ad avallare l'aggressione, nel frattempo inevitabilmente divulgata da entrambe le fazioni (chi per denunciarla chi per deriderla), differenziandone disvalore etico di grado A, se rivolta contro categorie protette e privilegiate (cioè i loro amichetti), e di grado B, se rivolta contro i Salvini di turno. In soldoni, la vulgata 2.0 dell'”ammazzare un fascista non è reato” di sessantottina memoria.

Ebbene innanzi a questa impunita e spavalda legittimazione dell'apologia di reato, la guerra civile può considerarsi dichiarata.
Riguardatevi il video dell'accaduto: Salvini si è dovuto sostanzialmente difendere da solo, e anche tale circostanza è stata fortemente simbolica: un cittadino qualunque fisicamente alla mercé di qualsivoglia vilipendio fisico e morale. Provate solo a immaginare che tipo di reazione da action-movie avrebbe potuto avere un tentativo di aggressione ad un Conte o ad un Di Maio, con le loro scorte agguerrite ed ipertecnologiche. Insomma, l'ennesima occasione dei poteri forti di dire al popolo italiano “Io so io e voi nun siete un cazzo”. Occhi aperti, ragazzi.

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