La leggenda del fulmine umano

Bolt nell'Olimpo: terzo oro sui 100 metri

Solita prestazione "monstre" per l'atleta più atteso ai giochi di Rio. Con un 9"81 in rimonta su Gatlin porta a casa il terzo oro consecutivo dopo Pechino e Londra

Fabrizio Berini
Usain Bolt nell'Olimpo: terzo oro consecutivo

Foto ANSA

Più di una leggenda, una divinità scesa dall'Olimpo dello sport in terra carioca: Usain Bolt vince la gara più attesa di ogni Olimpiade, la finale dei 100 metri, per la terza volta consecutiva, impresa finora mai riuscita a nessun altro velocista e che lo proietta nella galleria degli immortali dello sport. E' un 9"80 poi corretto in 9"81, in 42 passi, che cancella le velleità di Justin Gatlin, costretto ad accontentarsi dell'argento.

Quello del Lampo è uno sprint irresistibile: Bolt parte male, ai primi 50 metri è quinto ma poi rimonta con un lanciato strepitoso grazie all'apertura del compasso delle sue leve lunghe e si lascia tutti dietro. Cosi' la folla dell'Engenhao per una volta pieno impazzisce e grida a pieni polmoni il nome del suo campione: "Bolt! Bolt! Bolt!" è l'unica cosa che si sente, mentre lui festeggia gridando e mandando baci a un gruppo di connazionali con i quali si fa anche i selfie, poi passeggiando tenendo in mani un peluche della mascotte Vinicius, infine togliendosi le scarpe. Ma non le tira al pubblico, le tiene per conservarle "perché queste sono le mie ultime gare alle Olimpiadi".

Bolt è talmente totalizzante che il suo terzo oro olimpico nei 100 cancella imprese in altre circostanze memorabili come quella del sudafricano Van Niekerk, che vince i 400 stabilendo il nuovo record mondiale e cancellando quello vecchio di 17 anni di Michael Johnson. Ma tutto questo, pur fantastico, si scioglie di fronte a quell'immenso fuoriclasse che da bambino cominciò a correre quasi per scherzo, per arrivare per primo quando la madre lo chiamava per la merenda. Ora è per sempre l'icona della Giamaica a cui si rivolge dicendo "Quest'oro è per te, popolo mio: stand up, alzati" alla maniera di Bob Marley subito dopo aver vinto. E prima di prendersi una volta per tutte il pantheon dell'atletica.

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