La sicurezza prima della libertà di parola

Gli Emirati: "Attenti all’estremismo in Europa"

Ali Rashid Al Nuami: "L’Europa sottovaluta l’estremismo che si trasforma in terrorismo e l’immigrazione incontrollata è benzina per i terroristi"

Max Ferrari
Gli Emirati: "Attenti all’estremismo in Europa"

A destra, Ali Rashid Al Nuami

“Per i musulmani emigrati in altri paesi l’integrazione deve essere un obbligo, non una opzione, ma purtroppo l’Europa ha sottovalutato e continua a sottovalutare l’estremismo che si trasforma in terrorismo e anche l’immigrazione incontrollata è benzina per i terroristi". Parole chiarissime pronunciate ad Abu Dhabi da Ali Rashid Al Nuami, presidente di Hedayah, centro internazionale anti-terrorismo con sede negli Emirati Arabi Uniti fortemente voluto dai paesi membri del Global Counterterrorism Forum. Al Numai è anche il presidente del Consiglio Mondiale delle Comunità Musulmane e ha il quadro preciso e aggiornato di quello che accade nel mondo, ma è sconfortato dalla poca attenzione di alcuni paesi UE.

“Quando discuto con gli europei", spiega, "mi sento dire che tutto va bene, poiché quando parlano con gli imam costoro dicono cose moderate, ma purtroppo non si è capito che alcune organizzazioni hanno un doppio linguaggio: a voi dicono cose tranquillizzanti, ma poi in arabo, nelle prediche o sui social incitano all'odio e alla violenza”.

Ne è sicuro?

Sì, certo; prendiamo per esempio la Fratellanza Musulmana: negli Emirati e in molti paesi arabi è considerata una organizzazione terroristica ed è fuorilegge, mentre in Europa viene considerata un interlocutore affidabile. Come esempio posso raccontare che quando il nostro principe della corona, Mohamed bin Zayed ha visitato il Papa una moltitudine di estremisti residenti in Europa lo ha aggredito sui social network definendolo un “alleato dei crociati”. Tante cose minacciose vengono anche dette e scritte a proposito della visita che il Papa farà a febbraio negli Emirati e io stesso sono stato minacciato e chiamato “traditore e alleato degli infedeli”. Sembrano forse solo parole innocue ma nel mondo musulmano hanno invece un peso terribile e questo in Occidente non viene percepito. Dall’estremismo verbale non contrastato si passa spesso al terrorismo. Qui negli Emirati invece c'è grandissima attenzione perché questa è una società dove convivono pacificamente decine di etnie e tutte le religioni e non si vuole dare nessuna chance ai fanatici di distruggere questa armonia.


In Europa i fanatici non vengono fermati in nome della libertà di parola...

Lo so, ma è sbagliato. I predicatori di odio vanno fermati, gli intolleranti non devono godere di tolleranza: la sicurezza deve venire prima di tutto, anche prima della libertà di dire cose folli e prima dei cosiddetti diritti umani spesso usati come scudo dagli estremisti, che sono i primi a farsi beffa di tali diritti.

A tal proposito cosa pensa della immigrazione incontrollata?

Penso che il traffico illegale di masse di persone porti acqua al mulino dei terroristi. L’Africa subsahariana è una pentola in ebollizione e dobbiamo fare grande attenzione nel monitorare cosa succede. Noi abbiamo dato un contribuito alla pacificazione tra Eritrea ed Etiopia. Per l’Italia è di particolare urgenza la situazione in Libia e per risolverla serve un vostro forte coordinamento con l’Egitto, con l’Algeria e con il Marocco che ha eccellenti servizi di informazione e antiterrorismo che sono stati utilissimi nei momenti di emergenza in Francia. Per quel che riguarda gli immigrati regolari invece l’integrazione nella società che li accoglie deve essere un dovere e non una scelta. Ci sono realtà europee dove ci sono grandi comunità provenienti da una stessa nazione e non si capisce bene a quale stato costoro rispondano. Questo è rischioso.


In sintesi come pensate che si debba gestire il discorso delle moschee e degli imam?

Tutto deve essere regolamentato dal governo che deve dire se e dove si può aprire un luogo di culto e monitorare quello che gli imam dicono nelle preghiere. Chi sgarra deve essere allontanato. Bisognerebbe poi fare molta attenzione ai cosiddetti imam itineranti che girano per l’Europa.

Negli Emirati, per fare un esempio, la predica del venerdì è decisa da un comitato di imam ed è uguale per tutte le moschee.

Un grande lavoro va fatto anche nelle scuole dove vanno rimossi I professori che dicono cose ambigue e naturalmente nelle carceri che spesso sono luogo di radicalizzazione. Noi stiamo facendo un grande lavoro in campo di educazione e prevenzione in diverse aree del mondo e, per restare all’Europa, nei Balcani che sono un’area molto calda.

Cosa pensa del percorso di riforme dell’Arabia Saudita? In Occidente sull’argomento ci sono pareri contrastanti...

“Guardi, è una realtà che seguiamo con grande attenzione e le posso dire che le riforme si stanno facendo, sono veloci e sono vere. E’ stato intrapreso un percorso serio e non di facciata. Il principe della corona ha spazzato via dalle scuole tutti I docenti radicali e lo stesso è stato fatto coi predicatori estremisti. Nelle prediche è ora vietato criticare le altre religioni e I progressi nel diritto di famiglia e nella condizione delle donne sono evidenti. Purtroppo la stampa mondiale rema contro e quindi queste cose all’estero non si sanno. Passa una realtà stereotipata e sulla base di quella il mondo si fa una idea, ma le riforme sono in atto.

A proposito di disinformazione: sappiate che negli Emirati che presto ospiteranno il Papa le chiese ci sono e sono tante visto che ogni Chiesa Cristiana è rappresentata.


 

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