LA PROPOSTA DI ARMANDO SIRI

L’UE vuole affondare il credito italiano. Pericolo MPS, Salvini: “Così danneggia l’Italia”

Il farlocco sistema di vigilanza della BCE vuole far saltare i conti nel Monte dei Paschi di Siena, e dopo avere vietato il bail out, a rischiare sono i risparmiatori privati. Armando Siri però ci allerta sull'urgenza di una riforma.

Andrea Lorusso
L’UE vuole affondare il credito italiano. Pericolo MPS, Salvini: “Così danneggia l’Italia”

Foto Scuola di Formazione Politica

Dopo un tonfo in borsa del 10%, la BCE ordina all’istituto italiano MPS di azzerare tutti i crediti deteriorati inseriti in Bilancio entro il 2026, vanificando gli interventi fatti sino ad oggi per salvare la Banca in crisi. E mentre Salvini ritiene indegno un trattamento così leggero e spericolato nei confronti dei risparmiatori e delle loro garanzie di stabilità, è stato il Senatore Armando Siri il 9 Gennaio scorso con la solita precisione chirurgica, a svelare l’arcano dell’ipocrisia sul tema:

(…)Basterebbe dire che non è più così, perché il sistema bancario è cambiato e le banche non sono più luoghi sicuri in cui mettere il nostro denaro perché ‘qualunque cosa accada garantisce lo Stato’. Questo valeva quando il sistema bancario era pubblico. Oggi le banche sono esattamente alla stregua di società private che raccolgono risparmio per ricavare profitto e quando è possibile riconoscere interesse (ma solo a fronte della sottoscrizione di alcuni determinati strumenti finanziari). Più lo strumento finanziario è speculativo, più può allettare l’investitore con un interesse alto. Non è più come un tempo, quando le banche ti davano gli interessi anche soltanto se lasciavi i soldi sul conto. Quel tempo è finito. Oggi le banche quasi rifiutano di tenere ingenti somme solo sul conto corrente, oppure ti chiedono molti soldi per la gestione.”

Continuando con la massima chiarezza: “La questione è semplice: bisogna comunicare ai cittadini che mettere i soldi in Banca non comporta alcuna garanzia da parte dello Stato e semmai incentivare polizze assicurative private a tutela del proprio risparmio. Oppure, riconsiderare la riforma bancaria degli anni ‘80 e decidere che risparmio, credito e denaro sono elementi costitutivi della Repubblica e quindi rimettere in piedi un sistema di credito Pubblico.
O si sceglie una strada o l’altra. E bisogna dirlo chiaramente, altrimenti ogni due per tre siamo qui a ridire sempre le stesse cose e a rinfacciarsi tra maggioranza e opposizione gli stessi provvedimenti con atteggiamenti ai limiti della schizofrenia.”

Per concludere la disamina con una battaglia intellettuale a favore di cittadino, dove il Segretario di Stato ai Trasporti Siri puntualizza: “Personalmente ritengo che all’interno di un sistema in cui lo Stato, per legge, ti impone di utilizzare obbligatoriamente le Banche per disporre dei tuoi soldi (ricordo che esiste l’obbligo di accreditare in Banca stipendi e pensioni e quello di non poter disporre di somme superiori ai 3 mila euro per i pagamenti in contanti) è giusto che lo Stato fornisca un’alternativa pubblica ai servizi bancari privati. Sarà poi il risparmiatore a scegliere a chi preferirà affidare i suoi risparmi.”

Eccolo scoperto il nervo della gestione del risparmio, o si mantengono delle garanzie nazionali, oppure si levino gli obblighi contrattuali che non permettono di esercitare liberamente il contante ed altre forme che esulerebbero il passaggio in Banca delle transazioni. La bilancia oggi pende totalmente a sfavore della comunità, ove a fronte di tanti dispacci di carattere vessatorio, non c’è più uno straccio di tutela.

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