Le meraviglie del nuovo alfiere della sinistra

Disoccupati per colpa di Expo: 150 famiglie rovinate

L'inchiesta di Fanpage accende i riflettori sul caso di due aziende fallite perché Expo non ha pagato per i lavori svolti. Un dramma sociale di cui nessuno parla

Marco Dozio
Disoccupati per colpa di Expo: 150 famiglie rovinate

Foto ANSA

Chissà che ne pensa Beppe Sala delle aziende fallite per colpa di Expo. E chissà che ne pensa, il nuovo alfiere della sinistra milanese, dei 150 lavoratori che hanno perso il posto e non sanno come ricominciare: operai, impiegati, famiglie con bambini. Per loro non una parola e tantomeno un fatto concreto, solo qualche giustificazione imbarazzata e stizzita, corredata dal solito scaricabarile, sport nazionale a cui il nostro non si sottrae. L’innovazione di Expo e del suo numero uno consiste nel non pagare i fornitori o nel farlo con un ritardo tale da determinarne il fallimento. È il caso di due aziende che hanno lavorato per l’esposizione universale: la Tecnochem di Bergamo e la Stratex di Udine costrette a chiudere i battenti e a lasciare per strada rispettivamente 65 e 80 dipendenti a cui si aggiungono agenti e collaboratori esterni, come riportato nell’inchiesta di Fanpage firmata da Simone Giancristofaro e Sacha Biazzo. Altre 15 aziende rischiano di fare la stessa fine nell’attesa che Expo paghi il dovuto per i lavori svolti.


La Tecnochem di Barzana
(Bergamo) si era occupata della costruzione del ponte dell’autostrada A4, opera cruciale connessa a Expo. “Il fallimento è legato al credito rilevante che abbiamo nei confronti di Expo” ha spiegato un collaboratore del curatore fallimentare ai giornalisti di Fanpage che hanno raccolto anche la testimonianza dell’ex titolare Maria Luisa Rosignoli. Il credito non riscosso è di 2 milioni di euro, un’enormità: “Expo avrebbe dovuto pagarci a maggio, in concomitanza con l’apertura del sito espositivo. Poi i pagamenti sono slittati di volta in volta prima a giugno, poi a luglio, poi abbiamo capito che qualcosa non andava. Di questi 2 milioni di euro di credito che noi pensavamo di ricevere in quell’anno non abbiamo visto nulla. E il mancato introito di una cifra del genere nella nostra azienda ha scombussolato tutto. All’estero non esiste che tu fornisca materiale e lavoro e non ti paghino, ci sono procedure molto più semplici per riavere i crediti. Poi guardi alla televisione che all’Expo ci sono le code, la folla, tanta enfasi, uno si aspetta che nelle loro casse abbiano i soldi per pagare soprattutto i fornitori. Se ci avessero pagato i 2 milioni di euro che avanzavamo noi non saremmo stati costretti a chiudere. Circa 65 persone, più gli agenti, che perdono il lavoro è un dramma per la società”.


Stessa sorte e identico dramma per la Stratex di Palazzolo della Stella (Udine) che si è occupata di ideare e realizzare alcuni padiglioni direzionali e il padiglione della Cina. Un sindacalista Cgil che ha seguito la vicenda spiega a Fanpage come sono andate le cose: “La Stratex è entrata in crisi proprio con il cantiere Expo, si sono sbilanciati a livello finanziario perché hanno dovuto acquisire tutti i materiali e le forniture per portarli su Expo. Si sono trovati esposti per milioni di euro. Se loro non avessero preso quel cantiere non avrebbero chiuso, quello è stato il colpo di grazia: Expo li ha messi in ginocchio”, ha raccontato Francesco Gerin della Cgil friulana. Poi c’è il caso delle società riunite sotto il consorzio Distretto 33 che ha realizzato l’Open air theater: si tratta di 15 aziende che aspettano il saldo di 1,2 milioni di euro.


Sala interpellato dagli autori dell’inchiesta ha risposto così: “Non posso rispondere su cose che non gestisco oramai da mesi: quello che mi han detto è che sono stati fatti stanziamenti per pagare tutti i crediti, ma per poter pagare dei crediti la società deve avere il parere dell’avvocatura e dell’Anac per una questione di totale regolarità, quindi quando ci saranno gli ok di questi due enti pagheremo tutti”. Le famiglie dei lavoratori disoccupati per colpa di Expo ringraziano. Expo già prodigo di arresti, infiltrazioni mafiose, ritardi, sprechi, pacchianerie, cementificazioni, regali agli amici, non poteva farsi mancare quest’altra specialità italica: i mancati pagamenti da parte di enti pubblici o para pubblici. Che generano aziende distrutte, disoccupazione, disperazione delle famiglie. Complimenti.

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