Maledetto trattato

TTIP: ma gli USA ci sono o ci fanno?

Ogni mezzo secolo o più la storia si ripete. Negli anni ‘50 le multinazionali della chimica e del petrolio hanno fatto sponda con politici corrotti invadendo ed inquinando senza scrupoli il Bel Paese. E oggi…

Urbano Secondo
TTIP: ma gli USA ci sono o ci fanno?

Foto ANSA

Quelle lobbies che settant’anni fa hanno devastato ed inquinato l’Italia in tutti i modi, pur di realizzare generosi profitti, oggi ci riprovano con una gamma di servizi e prodotti che ci renderà schiavi inermi per generazioni e generazioni. Già, perché a chi conviene il Trattato di libero scambio tra USA ed EU? Sul piano economico chi ci guadagnerà di più saranno gli americani e non l’Europa, fatta salva la solita Germania. I dazi medi che le merci europee pagano per entrare negli Stati Uniti sono del 3,5%, mentre quelli per i prodotti americani che devono entrare in Europa sono del 5,2%. A questa differenza si aggiunga il fatto  che gli States hanno un sistema sanitario ed educativo privato.

Negli USA vi sono aziende private in grado di colonizzare il mercato europeo, specie in settori dove c’è un sistema pubblico inefficiente, facilmente scardinabile da una concorrenza agressiva. Italia in primis. È evidente che una Asl o una Università pubblica italiana non avrebbero la capacità di concorrere negli USA per aprire ospedali o dipartimenti. Il TTIP accentuerà le differenze che ci sono in Europa. Mentre gli Stati esportatori di prodotti ad alto contenuto tecnologico come la Germania vedranno un aumento degli sbocchi di mercato per le loro merci, gli stati più deboli come l'Italia saranno spiazzati. Ai danni prodotti dall’Europa dell'euro e di Maastricht si sommerebbero quelli dell’ulteriore allargamento di un mercato "neoliberista " sregolato, in particolare sul welfare, sull’ambiente, sull’agricoltura. E qui l'Italia ha da perdere più di ogni altro Stato.

La costruzione di un mercato “transatlantico” risponde ad un progetto geopolitico. Nella crisi della globalizzazione neoliberista gli USA stanno ricostruendo le proprie aree di influenza e di egemonia economica e militare. Dapprima hanno ratificato il trattato transpacifico, che ha unito i Paesi che si affacciano sul pacifico (Cina esclusa), adesso propongono un trattato transatlantico. Se notiamo chi ne è escluso, balza evidente agli occhi il tentativo degli Stati Uniti  di creare una propria sfera di influenza contro i Brics. In primis, la  Russia di Putin,  la Cina e gran parte dell'America Latina.

 

La riorganizzazione del mondo attorno agli USA, per aree di libero scambio economico e di alleanze militari, aumenterà i pericoli di guerra. Il passo dalla guerra commerciale aggressiva a quella militare è breve, la storia insegna. In aggiunta, basti osservare come gli Stati Uniti siamo stretti alleati dell'Arabia Saudita e di altri Stati del Golfo Persico e siano gli sponsor più accaniti (assieme alla Germania di frau Merkel) di quella Turchia dittatoriale che vuole islamizzare l'Europa.  Il TTIP è una scelta nefasta che distruggerà il livello di civiltà che abbiamo conquistato in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, e con esso i diritti dei lavoratori e di buona parte della democrazia, come hanno rimarcato a Bruxelles Matteo Salvini e Marine Le Pen. Il TTIP contribuirà a centralizzare i capitali e a dividere ulteriormente i Paesi tra aree ricche e povere.

L'Europa deve invece modificare se stessa, superando il trattato di Maastricht e le successive regolamentazioni neoliberiste. La riscrittura dei Trattati europei, la rifondazione di un'Europa dei Popoli che consenta di giocare un ruolo autonomo e di pace sullo scacchiere globale, questo è ciò che deve fare. Il Vecchio Continente è il secondo mercato mondiale, ha un peso sufficiente per determinare il terreno di gioco e deve attuare una politica di disarmo e cooperazione con tutti, a partire dai Paesi del Mediterraneo. Ciò consentirebbe anche di rallentare il flusso incontrollato di immigrazione clandestina che ha raggiunto livelli imsostenibili. La riconversione ambientale dell’economia e delle produzioni debbono essere un obiettivo comune; e la ricchezza prodotta dovrà necessariamente tenere in considerazione l'impatto sulle risorse (che non sono infinite) del pianeta, tutela delle future generazioni.

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