A "IN MEZZ'ORA" DI LUCIA ANNUNZIATA

Salvini: "Per fermare Renzi non serve il partito dei giudici, bastano gli italiani"

E a Berlusconi: coalizione per battere il "Chiacchierone" è possibile, ma senza gli errori del passato, serve programma chiaro e concreto

Redazione
Salvini e Lucia Annunziata su Rai 3 a "In mezz'ora"

Foto ANSA

Parla da futuro leader di governo Matteo Salvini, ospite domenica pomeriggio da Lucia Annunziata a In mezz'ora su Rai 3, senza sottrarsi ai temi caldi che stanno alimentando il dibattito politico nazionale.

Il primo spunto lo offre la campagna elettorale di Roma, sulla quale il leader della Lega non esita ad affermare che la mancata unità del vecchio centrodestra è da imputare ad una scelta sbagliata da parte di Silvio Berlusconi, che dopo aver propinato ai romani per oltre un mese la candidatura perdente di Guido Bertolaso - passato agli onori della cronaca più per la volontà di dare impieghi ai rom che per proposte concrete per la città -, ha virato su Alfio Marchini (peraltro oggi al centro di un colorito "caso automobilistico": beccato a nascondere la Ferrari, ostentando un'utilitaria negli spostamenti in città).

Sul costruttore romano, Salvini non risparmia le critiche per aver riesumato vecchi arnesi della politica, come Fini e Casini, e forte dei sondaggi che descrivono lo scenario di un ballottaggio tra Giorgia Meloni e Virginia Raggi, tira dritto per la sua strada: "Io un uomo del Pd non lo voto nemmeno sotto tortura". In una nota diffusa in serata aggiunge che "alla faccia di Marino-Giachetti e Fini-Marchini sono convinto che al ballottaggio a Roma ci andranno Raggi e Meloni, quindi spetterà agli altri decidere da che parte stare il 19 giugno".

Proprio il dibattito tra Lega e pentastellati è stato al centro delle polemiche negli ultimi giorni e lì la stoccata di Salvini arriva puntuale. Se non fa fatica ad ammettere la ventata di "novità e pulizia" portata dal M5S ("io non temo gli avversari se portano delle idee"), rimarca: "Ultimamente però hanno qualche problema di onestà. Onestà e trasparenza sono il primo progetto della Lega, che in passato ha avuto problemi che non vorrei più rivedere. C'è un tema che mi divide dai Cinquestelle ed è quello della sicurezza e dell'immigrazione, sia a Bruxelles che a Roma loro votano più a sinistra della sinistra". E poi: "I grillini hanno dato lezione di morale per mesi, poi quando un'inchiesta arriva a casa loro, dicono che bisogna aspettare le sentenze. È vero, e giusto, ma io lo dico sempre e non solo quando riguarda me".

Non appassiona il Capitano leghista il tema delle "unioni civili" che ritiene anticamera delle adozioni gay e ribadisce come una legge, che serve a pochi, abbia tenuto inchiodato il Parlamento per mesi, e come, invece, nelle piazze e nei mercati di tutta Italia, le persone continuino invece a chiedergli "di cambiare la legge Fornero, di togliere gli studi di settore, soprattutto di abbassare queste maledettissime tasse e di occuparsi di un'immigrazione fuori controllo, che crea disastri nelle periferie". Il leader della Lega non nega poi l'esistenza di un partito dei giudici che "ieri era contro Berlusconi, oggi contro Renzi e magari domani sarà contro Salvini", ma si dice convinto che a fermare il leader del Pd "non serve un partito dei giudici, bastano gli italiani".

Ma il passaggio finale e più significativo, Salvini lo dedica al futuro, ribadendo ancora una volta che l'avversario da battere si chiama Matteo Renzi e che per vincere lavorerà ad una coalizione il più ampia possibile ma, categoricamente, senza nostalgie per il passato: "Io porto sempre riconoscenza a Berlusconi ma uso una metafora calcistica: ieri il Milan ha fatto l'ennesima figuraccia, ma questo non mette in discussione 30 anni di presidenza di Berlusconi, se però perdi smalto nella vita si va avanti, senza con questo rimettere in discussione il passato. Io alcune sue scelte non le ho capite". Ma lascia aperta una porta: "Io penso ad una coalizione alternativa a Renzi senza gli errori del passato. E secondo me ci riusciamo, con un programma serio e concreto, a fare una lista unica anche con Berlusconi e Forza Italia". 

Il senso generale del discorso di Salvini è evidente. Oggi i numeri ce li ha la Lega, che vuole programmi chiari: su Europa, tasse, sicurezza, immigrazione, lavoro. Senza ambiguità, senza tentazioni di "Nazareni-bis", senza lo sguardo rivolto a vecchi "minestroni" del passato, senza strizzatine d'occhio alla Merkel e al PPE, responsabili delle fallimentari politiche UE che stanno massacrando l'economia italiana. L'appuntamento elettorale del 5 giugno sarà fondamentale per capire gli equilibri e far rinascere dalle sue ceneri un nuovo centrodestra, vincente. Chi sarà il leader? Lo decideranno gli italiani con il loro voto.

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