Globalizzazione e islamizzazione

Associazione culturale Roberto Ronchi
Globalizzazione e islamizzazione

Ben diciassette anni fa, il giorno 4 marzo 2000, perfettamente organizzato dagli amici del Veneto, si tenne a Noale un convegno dal titolo “GLOBALIZZAZIONE ED ISLAMIZZAZIONE”, cui partecipò anche la nostra Associazione, che di lì a poco sarebbe stata anche formalmente costituita. Diciamo che ne fu l’evento culturale fondativo.

Il tema posto a oggetto di discussione, e che sarebbe a mio avviso da riprendere, di per sé amplissimo, quindi già difficilmente delimitabile per le esigenze di una comunque temporalmente ristretta trattazione, per di più a voci plurime, si presentava da un lato d’estrema attualità già a quel tempo (e lo è ancor più oggi), e per certi versi anche “pericoloso”, giacché poteva esservi sospetto, e forse qualcosa di più, che in un’incongrua e artificiosa saldatura di quel binomio (globalizzazione e islamizzazione, appunto), si potesse annidare un pratico sdoganamento del fondamento e della speranza dei campioni, attuali e di allora, del “mondialismo” (e dell’attaccamento alle poltrone) per continuare a mantenere, anche in rappresentanza d’interessi contrari a quelli locali, nazionali ed europei, quel potere che allo stato dei fatti arrogantemente vi esercitano, resistendo a ogni tentativo contrario. Come puntualmente avviene e come speriamo cessi di accadere.

Peraltro, e all’opposto, si poneva e si pone la necessità che si debba assolutamente lottare contro entrambe le componenti del binomio, prese da sole e insieme e per come sono intese, perché di per sé foriere di oppressione e di gravi rischi, e, da altro lato ancora, contro la voglia di “aprire” a posizioni che sono sostanzialmente prive di una rigorosa base teoretica e che per lo più si estrinsecano in soggettivismi fatti di apparentemente buoni e tolleranti sentimenti, in realtà condizionati irrimediabilmente dal presupposto che al centro di quel mondo ci debba stare l’ego proprio o del gruppo di appartenenza. Il tema posto, inoltre, abbisognava pure di una piccola opera di centratura, o bilanciatura, se si preferisce, al fine di impedire che da esso si debordasse e, disperdendosi, si potesse dar luogo a infiniti rivoli, difficilmente collegabili fra loro e, quindi, di scarsa pratica fruibilità, come regolarmente avviene, anche opportunisticamente, in quasi tutti i convegni e talk show sull’argomento.

In fondo, quando si parla di rapporti con gli islamici solitamente si accenna di sfuggita al fenomeno della globalizzazione e si parla soprattutto delle regole giuridiche e delle abitudini, nonché dei comportamenti sociali e privati degli islamici stessi, dei possibili effetti d’ogni genere di un’eventuale, parziale o totale, islamizzazione della nostra società, il tutto visto però come fenomeno a sé, senza ancora esaminare il rapporto, se esistente, che intercorre fra i due fenomeni a tema. Che, invece, credo siano strettamente collegati.

Cerco di spiegare il senso del mio rilievo: la globalizzazione come fenomeno a livello mondiale è un dato di fatto, una realtà esistente che tocchiamo con mano ogni giorno, ogni volta che utilizziamo mezzi di comunicazione (telefoni, giornali, riviste, televisioni, computer), ma anche ogniqualvolta passeggiamo per i nostri centri urbani, o, oggi, per i centri commerciali, semplicemente guardando le vetrine, là dove non possiamo non notare l’infinita, ma anche omologata, gamma esposta di merci e prodotti provenienti da ogni parte del mondo, contemporaneamente disponibili a Venezia come a Milano, Monza, Bergamo, Vienna, Torino o New York, fino alla più piccola delle nostre località.

Meno piacevolmente o utilmente la costatiamo o, almeno in questo caso, crediamo di costatarla, quando ci rechiamo alla pompa della benzina, con i continui sbalzi dei prezzi, oppure allorché veniamo informati delle improvvise variazioni in negativo dei nostri risparmi, comunque investiti, generate da una crisi finanziaria, inclusivamente sovrapponentesi come un episodio bellico alla generale guerra finanziaria in corso, crisi particolare che scoppia in chissà quale parte dell’orbe terraqueo ma che ha una diretta incidenza sui mercati di tutto il mondo, quasi colpendoli al cuore, senza riparo o mediazione alcuni.
Sono dati di fatto coi quali ci confrontiamo ogni giorno e che necessitano di adeguato approfondimento, specie se posti in relazione all’altro polo della trattazione.


Approfondimento che qui non necessita, bastando per il momento qualche richiamo.
Per converso, appare del tutto evidente che la civiltà e la cultura islamiche non possono essere direttamente rapportate ai fenomeni cui accennavo: per dirla in breve, ed anche in modo rozzo, se si vuole, ma spero efficace, non è che quando incontriamo per strada un islamico possiamo dire di incontrare l’Islàm. Mettere in diretta correlazione globalizzazione e islamizzazione (dell’Europa, preciserei, perché per gli altri continenti il rapporto si presenta ancor più problematico) può quanto meno generare equivoci e, di primo acchito, potrebbe dar luogo a malintesi di quel tipo. Per tornare all’esempio dell’incontro per strada, semplicemente in quel momento incontriamo una persona, che per i cattolici è un fratello, non scordiamolo (e su questo ritorneremo nelle prossime puntate), la quale per lingua, caratteristiche somatiche, abbigliamento e altro supponiamo sia un islamico, salvo poi scoprire che è un copto piuttosto che un arabo cristiano.

Voglio dire che il dato direttamente rapportabile alla globalizzazione è al più e in sé la facilità, che oggi ci è data, di incontrare e doverci confrontare con quantità sempre più rilevanti di persone provenienti da regioni e paesi lontani, lontani anche e soprattutto sotto il profilo degli stili di vita, dell’educazione e della cultura. Ma null’altro.
Occorre pertanto, a mio avviso, al fine di trattare utilmente il tema già diciassette anni fa proposto, trovare un termine di relazione valido per i due distinti argomenti posti in discussione, al fine di rendere sufficientemente agevole il confronto e la riflessione su di essi, vedendo se e dove sia possibile collegarli od integrarli.
Quel che cercheremo di fare nel nostro prossimo incontro sull’argomento, qui, sul giornale reziale che ci ospita.

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