Un premier con le idee confuse

Renzi sfiducia se stesso: "Trump ha saputo interpretare il cambiamento"

Prima ha sostenuto la Clinton, adesso riconosce i meriti di Trump dimenticandosi che il nuovo presidente Usa si appresta ad espellere oltre due milioni di clandestini

Fabio Cantarella
Renzi sfiducia se stesso: "Trump ha saputo interpretare il cambiamento"

Ha sostenuto Hillary Clinton intromettendosi in una campagna elettorale nella quale non aveva alcun diritto di parlare. Anzi, prudenza e correttezza istituzionale, essendo lui il capo del governo, suggerivano di astenersi da qualsiasi tipo di dichiarazione pro o contro uno dei due candidati in corsa per la Casa bianca. E lui che ha fatto? Recatosi negli Stati Uniti per prendere parte alla cena di Stato organizzata da Obama (quella alla quale s'è portato d'appresso il non più garante della Costituzione, rimasto peraltro senza patente, Roberto Benigni), ha trovato il tempo, prima dell’ultimo dibattito tra la Clinton e Trump, di partecipare ad un piccolo pranzo fuori dal programma ufficiale, con interlocutori vicini alla campagna elettorale di Hillary. Nella sua folle arroganza istituzionale intendeva iniziare a prendere i rapporti con la futura amministrazione americana!

E adesso che Donald Trump ha stravinto le elezioni che dice il buon Renzi? "Ha saputo interpretare le istanze di cambiamento meglio della Clinton". Praticamente con questa dichiarazione Renzi ha sfiduciato sé stesso, considerato che la politica di Trump è totalmente opposta alla sua, specie quella estera e quella in materia di sicurezza. Gli sarebbe bastato leggere qualche giornale, specie i titoloni in cui si annuncia che Trump si appresta a sbattere fuori dai confini americani dai due ai tre milioni di clandestini con l'avvertenza ai paesi d'origine di sospendere i visti ai passaporti se non se li riprenderanno. Se Trump quindi interpreta il cambiamento, Renzi è il modello da superare, la vecchia politica. L'ha detto lui stesso!

Annotiamo pertanto l'ennesima imbarazzante performance estera di un premier gonfiato che con la sua caratteristica arroganza ha rischiato di minare concretamente i futuri rapporti tra l'Italia e la prima potenza mondiale, nostra prima alleata.  

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