irritato dal successo del leader

"Salvini? Un delinquente". A processo consigliere del PD

A margine di un consiglio comunale a Rovereto, Paolo Mirandola si è scagliato con parole offensive nei confronti del segretario della Lega

Redazione
Infastidito e irritato dal successo della manifestazione di Salvini, lo offende e gli dà del delinquente. A processo consigliere del PD

Foto d'archivio

A portare davanti a un giudice il sig. Paolo Mirandola, ex consigliere comunale di Rovereto, sarà il Segretario federale della Lega Matteo Salvini, nonché Parlamentare Europeo, che lo ha querelato per diffamazione. Secondo il leader leghista, le opinioni espresse dall’ex consigliere del Pd durante una seduta del consiglio, superano i limiti del diritto di critica.

Il processo si aprirà venerdì prossimo e Matteo Salvini sarà parte lesa mentre, come detto, Mirandola imputato. Nel mirino sono stati, soprattutto, termini come "mascalzone, delinquente abituale per tendenza". 

I fatti risalgono al 3 marzo 2015. In quei giorni la Lega, a Roma, aveva organizzato una manifestazione che aveva aveva coinvolto migliaia di persone provenienti da tutta Italia. Evidentemente, questo, aveva urtato la "sensibilità" di Mirandola e, quando nei giorni a seguire, a Rovereto, si tenne il consiglio comunale, e il consigliere della Lega Angeli, si presentò con la felpa della manifestazione con la scritta: "Renzi a casa", la reazione di Mirandola fu oltre che eccessiva, maleducata ed offensiva.

Infastidito e irritato dal successo della manifestazione, intervenne a fine seduta con una dichiarazione rimasta agli atti: "Ultima considerazione doverosa. Qui il collega Angeli ha indossato la maglietta 'Renzi a casa'. Io ho su questa cravatta, non si vede, ma ho scritto: Salvini in galera! Salvini, un mascalzone, un delinquente abituale per tendenza, inserito naturalmente in un discorso politico, ha radunato in piazza del Popolo il peggio del Paese, le associazioni che sono venute dalla Germania, dalla Grecia, da altri Paesi, le più destre possibili, le più pericolose possibili. Noi qui non faremo mai l’Aventino perché, se si tratta di misurarsi e di scontrarsi, siamo pronti anche con altri mezzi a misurarci con questa gentaglia. Io dico che è la feccia del Paese e quindi concludo dicendo: Salvini in galera".

Offese oltre ogni limite di critica e decenza che non sono piaciute all’europarlamentare della Lega, venuto a sapere del siparietto in consiglio comunale. Risultato: è scattata la querela per diffamazione e il sostituto procuratore Fabrizio De Angelis ha ritenuto vi fossero gli estremi per andare a giudizio.

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