Re Giorgio contro il governo Orbán

Napolitano attacca di nuovo l'Ungheria, perché osa difendersi dall'invasione

Dopo la bestialità di aver appoggiato nel 1956 l'intervento sovietico a Budapest, il presidente emerito afferma che chi alza i muri non dovrebbe essere nell'Ue

Redazione
Napolitano attacca di nuovo l'Ungheria, perché osa difendersi dall'invasione

Viktor Orbán e Giorgio Napolitano. Composizione da foto ANSA

Nel 1956, in occasione del congresso del Partito comunista italiano, il compagno Giorgio Napolitano aveva difeso l'invasione dell'Ungheria da parte dell'Unione sovietica arrivando addirittura ad affermare che i carri armati sovietici a Budapest avrebbero portato la la pace. Mentre il quotidiano di partito definì "teppisti" gli operai e gli studenti che erano scesi in piazza per chiedere libertà e democrazia, secondo l'allora dirigente del Pci sparare sulla folla inerme nella capitale magiara fucilando i rivoltosi avrebbe contribuito a mettere fine ai conflitti nel mondo. Quello che poi divenne presidente della repubblica italiana sembra avere una particolare avversione per l'Ungheria, tanto che ancora oggi non perde occasione per attaccarla.

Nel corso de "l'intervista" di Maurizio Costanzo che andrà in onda giovedì prossimo, registrata venerdì 14 ottobre, Re Giorgio ha fatto pesanti affermazioni contro l'esecutivo guidato da Viktor Orbán. "C'è un Governo in Europa che si è specializzato in muri e reticolati - ha detto Napolitano riferendosi all'Ungheria pur senza citarla - e non dovrebbe essere nell'Unione europea: è la negazione dell'Europa della solidarietà e dell'unità". Poi Napolitano, rispondendo alle domande di Costanzo, ha aggiunto che "l'Europa con cui si deve lavorare è questa". Ma è a suo dire un'Europa "che presenta molte criticità e incomprensione del proprio dovere". Vietato quindi difendersi dall'invasione, "pena" secondo Napolitano l'espulsione dall'Unione.

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