Fallimenti renziani

Il Consiglio di Stato demolisce il decreto Madia: "Servono rilevanti modifiche"

Parere negativo sulla riforma della dirigenza pubblica: sollevati dubbi di illegittimità e incostituzionalità, oltre alla mancanza delle coperture finanziarie

Redazione
Il Consiglio di Stato demolisce il decreto Madia: "Servono rilevanti modifiche"

Matteo Renzi e Marianna Madia. Foto ANSA

"Dubbi", "perplessità" e un via libera condizionato a una serie di paletti lunga 110 pagine: così il primo parere, quello del Consiglio di Stato, sul decreto di riforma della dirigenza pubblica targato Madia arrivato venerdì 14 ottobre. Il giudizio era atteso da giorni, dal governo ma anche da deputati e senatori, chiamati a esprimersi sul testo, che tra i suoi cardini ha il ruolo unico, tetti alla durata degli incarichi, nuovi meccanismi per l'accesso e l'assegnazione di uffici. "Occorrono rilevanti modifiche", altrimenti, avvertono i magistrati amministrativi, si "rischia di compromettere la funzionalità dell'intero impianto" e di imbattersi in "questioni di costituzionalità".

Sotto i riflettori di Palazzo Spada tanti aspetti, dalle risorse da rendere disponibili, attualmente pari a zero, all'"assenza di nuovi sistemi di valutazione". E in ballo per il Consiglio di Stato c'è anche l'indipendenza dagli organi politici. Tanto che i suggerimenti sarebbero anche finalizzati ad "evitare forme mascherate di spoil system". Il parere mette nero su bianco questioni che anche le Regioni e il Parlamento in questi giorni hanno lamentato. Le "condizioni" e le "osservazioni" poste dai magistrati non sono da poco, addirittura viene demolita la legge "madre", la delega da cui deriva il decreto, per cui il Consiglio di Stato invita a valutare possibili correttivi. Palazzo Spada segnala decine e decine di criticità, ma, spiega nella nota che riassume il parere, "la prima e più rilevante condizione, che fa da sfondo a molte altre, è rappresentata dalla questione finanziaria". Perché, sostiene, una riforma simile non può essere portata avanti con "invarianza di spesa". Ci sono dei meccanismi, dalle banche dati sulla dirigenza alla commissioni, che non possono funzionare gratis.

L'altro pilastro che non regge per Palazzo Spada è rappresentato dalla valutazione, senza dei criteri definiti la riforma sarebbe incompiuta, di più: neppure quel che c'è potrebbe funzionare. Il Consiglio propone quindi aggiustamenti e stralci, come sul passaggio che regola la responsabilità dirigenziale, proponendo di prevedere una "fase sperimentale", di rodaggio della riforma. Ora la palla passa al Parlamento che dovrà a breve dare i suoi pareri. Poi il decreto tornerà nelle mani del Governo per un nuovo esame in Consiglio dei ministri (il testo ha ricevuto il primo sì in Cdm a fine luglio). Intanto i dirigenti della P.a, che hanno già indetto uno sciopero contro il decreto Madia, insistono. "Va ritirato" taglia corto l'Unadis. Sulla stessa linea Fedir Sanità: "Il governo non può non prendere atto di quanto così puntualmente evidenziato dal Consiglio di stato in ordine alle plurime illegittimità e incostituzionalità".

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