accusati in italia di omicidio

Sana Cheema, i parenti non si trovano

La leghista Ceruti: “A Brescia sono stati molti i casi di giovani donne che volevano integrarsi con una cultura diversa da quella di origine e per questo sono state uccise. Mentalità da combattere"

Redazione
Sana Cheema, i parenti non si trovano

“Gli indagati non si trovano e il processo in Italia rischia di non partire. Ancora una volta il padre e il fratello di Sana Cheema, la giovane pakistana presumibilmente strangolata dai parenti perché colpevole di voler vivere all’occidentale, potrebbero farla franca, come all’epoca della vergognosa sentenza del Tribunale pakistano che li aveva assolti. Sentenza  che in seguito era stata ribaltata dalla Procura di Brescia, per quanto riguardava la parte italiana. Solo che adesso i due sospettati sembrano aver fatto perdere le tracce”. Così il consigliere regionale leghista Francesca Ceruti, bresciana.

Difatti, dopo aver incassato l'assoluzione in Pakistan per mancanza di prove certe, il padre e il fratello di Sana Cheema, 25 anni uccisa in patria per essersi ribellata al matrimonio combinato, non sono reperibili per la giustizia italiana. La giovane fu strangolata poche ore prima di tornare a Brescia. All'inizio dell'anno la Procura generale guidata da Pier Luigi Maria Dell'Osso ha avocato l'inchiesta. Ma i due indagati Mustafa Gulham, 50 anni, il padre di Sana e il 32enne Adnan, fratello della vittima, non sono più reperibili. Così il processo italiano rischia di non partire.

“A Brescia”, conclude Ceruti, “sono stati molti i casi di giovani donne che volevano integrarsi con una cultura diversa da quella di origine e sono state uccise. Una simile mentalità retrograda va respinta e combattuta con tutte le nostre forze”.

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