Il candidato del PD verso la presidenza di BPM

Se il leader della sinistra diventa banchiere. La versione di Ambrosoli: "Lo faccio per spirito di servizio"

Altro che il celebre "abbiamo una banca" di Fassino. Loro "sono" le banche. Ambrosoli, capo del centrosinistra in Lombardia, è stato nominato al vertice della Banca Popolare di Mantova in attesa di assurgere a presidente di BPM. Senza rispettare il mandato elettorale

Marco Dozio
Se il leader della sinistra diventa banchiere. La favoletta di Ambrosoli: "Lo faccio per spirito di servizio"

Foto ANSA

Piero Fassino nel suo celeberrimo “abbiamo una banca”, riferito al caso Unipol-Bnl, era stato fin troppo timido e riduttivo, quasi francescano. Magari fosse solo “una”. Loro “sono” le banche. Perché la sinistra in Italia, scomparsa dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro e dall’orizzonte delle persone comuni, è pervicacemente radicata ai vertici del mondo bancario. Gli intrecci con Unipol e Unicredit, Banca Etruria egregiamente gestita dalla famiglia Boschi, le prodezze rosse del rosso Monte dei Paschi, le porte girevoli di Sergio Chiamparino tra politica e Banca Intesa, solo per citare alcuni casi.

Fino al più recente che porta in Lombardia, a quel Umberto Ambrosoli capo della sinistra lombarda, candidato del PD contro Maroni alle ultime regionali, attuale consigliere regionale. E però nominato presidente della Banca Popolare di Mantova, passaggio formale prima di assurgere, grazie alla riforma delle popolari varata guarda caso dal governo Renzi, a presidente della potentissima Banca Popolare di Milano, che in seguito alla fusione con Banco Popolare diventerà la terza banca italiana con un tesoretto di 2.500 sportelli e 113 miliardi di crediti. 

Ancora una porta girevole tra il mondo afferente al Partito Democratico e i salotti delle banche, senza che questo provochi alcun imbarazzo alla base. Il capo della sinistra (bancaria) lombarda fa sapere che si dimetterà da consigliere del Pirellone solo quando sarà formalizzato il suo nuovo incarico in Bpm (senza citarla però). 

Non esistono incompatibilità di legge tra i ruoli, ma è chiaro che la faccenda è tutta politica, per non parlare del fatto che Bpm e Regione sono due attori da tempo legittimamente in affari. Ancora una volta la sinistra si dimostra affine ai banchieri, anzi, composta essa stessa, nella sua classe dirigente, da banchieri attuali e futuri. Ambrosoli per ora si è dimesso dal ruolo di coordinatore del centrosinistra in Regione, ammantando la scelta di una stupefacente retorica secondo cui andrebbe a fare, anzi fa il banchiere per “spirito di servizio verso il Paese e la comunità lombarda”, come ha dichiarato a Repubblica: "Si sono verificate delle prospettive professionali che potrebbero portare il mio impegno in un mondo diverso e separato dalla politica. Non si modificherà la mia passione etica e lo spirito di servizio verso il Paese e la comunità lombarda". Poi non contento ribadisce il lunare concetto in un video su Facebook: “I miei valori continueranno ad essere al servizio del Paese e della comunità della Lombardia”.

Persino Filippo Penati è rimasto basito: “Doveva dirlo prima agli elettori lombardi che se fossero arrivate prospettive professionali interessanti, lui avrebbe valutato la possibilità di non portare a termine il mandato che gli elettori lombardi gli hanno affidato", scrive su Facebook. "Ambrosoli doveva dire, a chi ha chiesto il voto e la fiducia, che li avrebbe rappresentati solo sino a quando non fossero arrivate altre prospettive professionali più interessanti. 
Non ci convincerà il fatto che farà il banchiere per spirito di servizio verso il Paese e non per carriera personale. 
Ambizione legittima, per carità, ma non ci racconti la favoletta della passione etica”. Per tutte le altre anime belle, invece, è normale che un leader della sinistra ascenda senza colpo ferire alla guida di un colosso bancario. Normalissimo.

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