Effetto Lega in riva al Lario

Como, stop al centro di accoglienza e via le panchine del degrado

In piazza San Rocco rimosse le panche per limitare l'assembramento di clandestini che minacciavano i residenti. Affossato il progetto di una nuova struttura per profughi voluta dalla sinistra. Il vicesindaco Locatelli: "Difendiamo i comaschi, la nostra città è assediata"

Marco Dozio
Como, stop al centro di accoglienza e via le panchine del degrado

Il vicesindaco leghista Alessandra Locatelli

Via le panchine dove decine di immigrati bivaccavano, sporcavano, urinavano, urlavano e tanto per gradire minacciavano chi osava obiettare. Quindi lo stop al centro di accoglienza voluto dalla sinistra. E poi ancora lo stralcio di bandi per l’assistenza a "profughi" adulti. A Como la musica è cambiata, grazie all’amministrazione a trazione leghista insediata alla fine di giugno. La città di confine, forse più altre, sta subendo i danni collaterali di un’immigrazione fuori controllo: le immagini del parco della stazione trasformato lo scorso anno in una tendopoli abusiva sono ancora nella memoria di molti.

I provvedimenti della nuova giunta, presi in rapida successione, sono la fotografia di una fase nuova, nel tentativo di riportare ordine e decoro. Per esempio in piazza San Rocco, ricettacolo di degrado assortito a causa del comportamento di una cinquantina di africani, tra irregolari e presunti profughi. Chi aveva l’ardire di lamentarsi circa schiamazzi, rifiuti o cespugli scambiati per orinatoi, si beccava gradevoli insulti, atteggiamenti intimidatori o di sfida.

Persino l’ex imam della moschea di Como El Sisi, che abita in quella piazza, aveva scritto una lettera al prefetto per descrivere la situazione insostenibile, aggiungendo che il lassismo versi simili sacche di inciviltà avrebbe messo a rischio l’ordine pubblico. E così alcune panche, tra l’altro danneggiate dai bivaccanti, sono state rimosse. Per la soddisfazione di residenti e commercianti, i quali, esasperati, avevano raccolto oltre 200 firme e presentato un esposto alle autorità civili e religiose. Ovvero anche al vescovo, perché i problemi sono cominciati con la colazione offerta dalla parrocchia in particolare a richiedenti asilo e clandestini, soggiornanti nell’oratorio o in giro per la città. L’assembramento si è stabilizzato, con decine di stranieri hanno eletto quella piazzetta a luogo di bivacco.

“Abbiamo agito su richiesta del comitato di cittadini, che ho incontrato sei volte, rimuovendo tre panchine che erano state spostate e danneggiate. Ci saranno altri interventi di supporto ai residenti, che vanno tutelati. Il punto è che siamo costretti a prendere provvedimenti di questo tipo perché lo Stato ha tolto ogni competenza alle amministrazioni locali, le quali subiscono le politiche del governo in termini di accoglienza. In casi come questo possiamo solo cercare di scoraggiare alcuni comportamenti incivili”, spiega al Populista Alessandra Locatelli, vicesindaco della città lariana per la Lega.

Capace però in pochi mesi di dare concreti segnali di discontinuità. Come l’affossamento del progetto di un nuovo centro di accoglienza Sprar, previsto nel documento di programmazione della precedente giunta di sinistra: “Ho chiesto alla giunta di pronunciarsi sul punto per scongiurare questa iniziativa. Como è assediata a causa delle scelte del governo. C’erano 500 clandestini e richiedenti asilo su un prato, ora solo sul territorio comunale ne sono presenti 1500, alcuni nelle strutture e altri in giro per la città senza dimora: non sappiamo chi siano e cosa facciano. Siamo stati presi in giro a sufficienza, L’utilizzo di uno strumento come lo Sprar potrebbe solo peggiorare la situazione”. Non solo. La giunta Landriscina, su impulso della Lega, ha annullato bandi per l’assistenza e la formazione di "profughi" minori non accompagnati diventati adulti, circa 70.000 euro stanziati dalla vecchia amministrazione PD.

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