credenze e parascienze

L'intuizione è dannosa per la conoscenza?

Pensiero magico e pensiero intuitivo correlati; dipendono forse da stili cognitivi deviati e negativi o hanno in sé un potenziale creativo talvolta misconosciuto?

Redazione
L'intuizione è dannosa per la conoscenza?

Secondo alcune recenti ricerche psicologiche le tante forme di pensiero magico, le credenze complottistiche e pseudoscientifiche, potrebbero essere spiegate con l’adozione da parte di talune persone, di uno stile cognitivo unico, ossia un identico modo di pensare e osservare il mondo. Due ricercatori dell’Università di Tolosa hanno condotto alcuni esperimenti cercando di appurare che vi sia una correlazione tra stili cognitivi di pensiero specifici e credenze nel paranormale da parte di chi avrebbe vissuto una esperienza apparentemente inspiegabile. Sottoponendo ad alcuni test sulla possibilità che i segni zodiacali potessero offrire alcune significative rivelazioni sulle personalità di un individuo, hanno osservato che i pensatori intuitivi tendevano maggiormente a convalidare le affermazioni associate ai diversi simboli astrologici, mentre i pensatori riflessivi non credevano potessero offrire degli standard valutativi validi.


Da ciò si evincerebbe che coloro che si affidano maggiormente all’intuizione siano portati a nutrire una potenzialità più elevata di credenze in fenomeni soprannaturali e di usufruire di essi per giustificare una loro esperienza irrazionale. Anche in un successivo test, effettuato con le carte, i risultati mostrarono che a prescindere da precedenti convinzioni, i pensatori non riflessivi tendessero a sostenere l’ipotesi ESP, come spiegazione, mentre quelli riflessivi propendevano decisamente per anomalie statistiche. Ma perché per le menti intuitive sarebbe più facile, servirsi del pensiero magico? A questo proposito, gli psicologi Daniel Kahnemann ed Amos Tversky hanno coniato un termine la “fallacia della congiunzione”, per descrivere un errore di ragionamento in cui si assume che condizioni specifiche siano più probabili di condizioni più generali; e conseguentemente chi crede nel paranormale e nelle teorie cospirative sarebbe più suscettibile a  questa “fallacia della congiunzione”.

Secondo i loro studi, coloro che credono a teorie complottistiche o coloro che credono a fenomeni paranormali sono più rapidamente portati a credere che accadano molte cose magiche e che non vi siano sottese ad esse una casualità. Della medesima opinione è lo psicologo sociale Sander van der Linden della Princeton University; in un suo recente studio ha dimostrato che il solo esporre la gente ad un video cospirazionista per pochi minuti, avesse comportato che gli spettatori, declinassero la loro fiducia nella scienza, nell’impegno civile e nelle inclinazioni pro-sociali. Inoltre i soggetti che pensano in modo poco riflessivo risulterebbero essere maggiormente vulnerabili alla disinformazione e a talune forme di suggestione animistica.


È stato poi rilevato che indurre preliminarmente le persone a pensare in modo riflessivo, spronandole a scindere l’uso dell’intuizione dai processi emozionali, riduceva molto la credenza nelle teorie cospirative. Dunque si dovrebbe rinnegare “in toto” il pensiero intuitivo perché potenzialmente pericoloso? Certamente no; infatti sarebbe molto proficuo adottare sia il pensiero intuitivo e quello razionale riuscendo a combinarli assieme equilibratamente per ottenere un processo cognitivo valido e proficuo. Chi riuscirebbe a mixare tra emozioni e pensiero analitico, sapendo anche discernere quale in un determinato contesto possa essere il più valido, riuscirebbe a raggiungere uno stile cognitivo efficiente e non suggestionabile. Non dimentichiamoci inoltre che vi sono molti processi mentali che sono originati dalle “intuizioni” e dalle cosidette “illuminazioni” creative. Se parliamo infatti di creatività notiamo che essa svolge una funzione particolarmente significativa in rapporto ai nostri processi cognitivi, proprio assieme all'intuizione, alla percezione, al pensiero analogico, alla simulazione, all'associazione di idee, ed allo stesso pensiero critico.


La creatività in fondo coinvolge non solo il profilo cognitivo e metacognitivo, ma anche l'orizzonte affettivo-motivazionale della nostra soggettività, costituito da sentimenti, intuizioni, emozioni, bisogni, pulsioni, passioni, desideri. Secondo il filosofo della mente John Searle sono solo le azioni irrazionali ad essere causate da credenze e desideri: infatti la razionalità sarebbe possibile solamente solo dove vi sia una scelta tra diverse opzioni, sia razionali che irrazionali. Il grande epistemologo Paul Feyerabend ha inoltre molte volte additato un tipo di formazione scientifica, molto ferrea che con le sue statiche regole, inibiva intuizioni interessanti ed anche l’immaginazione, cristallizzando così il pensiero creativo. In conclusione, l’intuizione può anche giustificare l’affidarsi a svariate alternative a volte apparentemente incompatibili che però possono condurci talune volte a reperire idee migliori creative ed innovative. Ciò non significa ricusare incoerentemente i metodi e gli standard scientifici bensì riconoscere che possano essere contemplate altre teorie meno dogmatiche e fisse nella spiegazione di un fenomeno.


L’epistemologia stessa dimostra quante sue norme, se pur plausibili, possano essere state poi confutate in qualche modo. Dunque questa sorta di anarchismo epistemologico da lui sostenuto, dimostra senza alcun dubbio che “il pensiero scientifico non è l'unica via per acquisire la conoscenza, che ci sono alternative e che le alternative possono riuscire laddove la scienza ha fallito, in quanto essa stessa è molto più irrazionale della sua immagine metodologica". Dunque anche il pensiero intuitivo è deputato ad essere uno strumento di critica che possa offrire alternative valide per l’accrescimento del sapere umano, supportando coerentemente il pensiero riflessivo.

 

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