Intervista al critico d'arte epurato dalla Rai renziana

Luca Nannipieri: "Cacciato dalla Rai perchè mi sono schierato col sindaco leghista"

"Anche Sgarbi è assessore eppure viene invitato regolarmente. La verità è che vogliono togliere spazio alle voci dissidenti. Fossi stato di sinistra, Repubblica avrebbe gridato allo scandalo".

Marco Dozio
Luca Nannipieri: "Cacciato dalla Rai perchè mi sono schierato col sindaco leghista"

Nella foga censoria scatenata dai renziani ecco che la Rai arriva a censurare se stessa, a epurare un critico d’arte autore di un libro pubblicato dalla casa editrice della stessa Rai. Cosa non si fa per cacciare un intellettuale non allineato al renzismo, oltretutto “colpevole” di intelligenza col nemico leghista? Per esempio ci si aggrappa a una regola che non vale per tutti e che dunque diviene puro pretesto: quella che chi ha incarichi politici non può essere ospitato dalla tv di Stato come opinionista, conduttore o presentatore. Luca Nannipieri, volto noto di Raiuno, protagonista della rubrica Il Caffè di UnoMattina per oltre 30 puntate, quindi autore del volume “Bellissima Italia. Splendori e miserie del patrimonio artistico nazionale” (RAI Eri – Rubbettino) nato da quell’esperienza televisiva, è stato improvvisamente bandito dagli schermi in concomitanza con la nomina ad assessore alla cultura di Cascina, nella giunta del sindaco leghista Susanna Ceccardi che ha espugnato il fortino Pd.

Nannipieri, lei è l’ennesimo epurato?
Sono stato cacciato dalla Rai, non più invitato come ospite dopo oltre 30 puntate della rubrica di UnoMattina. E con il libro in uscita edito dalla stessa Rai, con il logo Rai in copertina, ampiamente preannunciato in trasmissione, con la garanzia che al momento dell’uscita il libro fosse promosso all’interno del Caffè di UnoMattina, la trasmissione dal quale è nato.

C’è un aspetto paradossale: la Rai censura un proprio prodotto e una propria creatura?
Sì. Andavo tutte le settimane a registrare questa trasmissione che riscuoteva il favore del pubblico. Basti pensare alle centinaia di comitati e associazioni che chiamavano la redazione della Rai affinchè io andassi a conoscere le loro realtà, i loro territori: è da questa esperienza che è nato il libro edito dalla Rai.

Poi è diventato assessore a Cascina ed è magicamente scomparso dalla Rai.
Da quando sono diventato assessore della giunta Ceccardi è calato il silenzio tombale. Non mi hanno più chiamato. A un giornalista che ha chiesto chiarimenti, la Rai ha risposto di non potermi più invitare in quanto assessore.

È la classica regola che vale solo per qualcuno?
Anche Sgarbi è assessore, oltretutto in due Comuni, Urbino e Cosenza, eppure viene regolarmente invitato dalla Rai. Se la regola è regola dovrebbe valere per tutti, non solo per me. Evidentemente le ragioni sono ben altre, c’entra nulla il fatto che ora abbia una carica istituzionale.

La regola non vale per Sgarbi?
Sgarbi andava tranquillamente in Rai anche quando era sindaco di Salemi. Lui nasce come politico di centrodestra ma è certamente un personaggio trasversale: alle sue mostre presenziano il ministro Franceschini come il sindaco di Firenze Nardella. Sgarbi è un politico e un critico d’arte che ha saputo coltivare legami con altri schieramenti, fa parte della sua capacità di sapersi muovere senza connotarsi troppo politicamente.

Che idea si è fatto?
Alla Rai vicina al governo Renzi forse non fa piacere invitare a parlare di arte e cultura una persona che l’ha fatto fino al giorno prima. È chiaro che non sono più gradito da quando sono entrato in una giunta ostile al governo Renzi.

È tutto normale? Siamo a una gestione della Rai che non ha precedenti.
Ovviamente non sono noto come i vari Santoro e Biagi, ma a parti invertite, con Berlusconi o il centrodestra al governo avremmo avuto i girotondi in piazza. Fossi stato di sinistra, Repubblica avrebbe gridato allo scandalo, vergando editoriali sul regime che vuole oscurare le voci dissidenti. Un film già visto con l’epurazione di Nicola Porro e Virus.

Eppure lei non hai mai affrontato la questione del patrimonio artistico da un punto di vista politico, ha solo parlato di arte e cultura.
Esatto, come Sgarbi che quando parla di Caravaggio parla solo di Caravaggio. Io quando parlavo di patrimonio artistico lo facevo senza connotare politicamente i miei interventi. Parlavo di luoghi da recuperare, da valorizzare. Quella rubrica non poteva avere alcun colore politico. Dunque quello che è successo è ancor più fastidioso. La verità è che vogliono togliere spazio alle voci dissidenti.

Renzi dice di non voler entrare nelle vicende Rai.
Se non lo fa lui direttamente c’è sempre qualcuno che lo fa al posto suo.

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