G20: Putin accusa Turchia e Paesi arabi

Quegli amici dell'Occidente che foraggiano il Califfo

Chi c'è veramente dietro gli attacchi al veleno scatenati contro il presidente Putin? E se la sua politica intransigente nei confronti dei Paesi islamici fosse d'ostacolo agli amici dell'Isis?

Redazione
Vladimir Putin

Foto ANSA

“Putin da fastidio all’Europa e agli USA, è un leader forte e poco comodo per coloro che preferirebbero avere a che fare con una Russia di gomma”

Parole che appaiono profetiche quelle pronunciate nel 2014 da Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, alla luce dell’accusa lanciata via twitter da Wikileaks secondo cui, dietro i “Panama Papers” e in particolare dietro l’attacco sferrato al Presidente russo, si celerebbe una no profit, la Occrp, finanziata dalla Usaid, l’agenzia USA per lo sviluppo, e dal miliardario americano d’origine ungherese George Soros.


Che Putin rappresenti sempre più una spina nel fianco rispetto all’egemonia della asse USA-Ue è stato chiaro alla chiusura del summit di Antalya, quando ha deciso di far sapere che l’Isis è finanziato da persone di 40 paesi, compresi taluni membri del G20. Spiegando inoltre, agli altri leader seduti al tavolo, che lo Stato Islamico trae profitto e forza da una  vasta area di complicità finanziaria che include molti stati.
Le prove si trovano nelle informazioni che, il Dipartimento del Tesoro di Washington, ha raccolto in un rapporto che esamina le donazioni volontarie da parte di cittadini del Qatar e dell’Arabia Saudita all’Isis, attraverso il sistema bancario del Kuwait.
A dar man forte all’attacco arrivano le dichiarazioni dell’ ammiraglio James Stavridis, ex comandante supremo della Nato, li chiama "angeli investitori" i cui fondi "sono semi da cui germogliano i gruppi jihadisti" ed arrivano da "Arabia Saudita, Qatar ed Emirati".



Lo scontro più caldo rimane però quello tra Russia e Turchia, se persino Jonathan Shanzer, ex analista di anti-terrorismo del Dipartimento del Tesoro Usa, arriva ad affermare che "ci sono oramai troppe persone coinvolte nel business nel sostegno agli estremisti in Turchia e tornare completamente indietro è divenuto assai difficile, poiché esporrebbe Ankara a gravi rischi interni."
La mossa di Putin va letta dunque anche in chiave anti Erdogan, anfitrione del summit, che anche in questi giorni non ha mancato l’ennesimo sgarbo ai russi oscurando il sito pro Putin “Sputnik".


Nel frattempo un' Europa sotto attacco da parte dei "tagliagole" dell’Isis, si ritrova leader che sembrano più interessati a dialogare con la Turchia e altri paesi, assai ambigui, nei confronti dello Stato Islamico, piuttosto che annullare le assurde sanzioni economiche contro la Russia e lavorare su una strategia comune di lotta al terrorismo.
Sorge un dubbio, non è che Obama, Renzi e la Merkel ci stiano portando dritti a braccetto con chi l'Isis lo vuole e lo finanzia?

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