Parla il guru dei sentimenti

"Storie d'amore? Non sono bassa letteratura"

C'è chi pensa che le love story non siano vicende degne di essere raccontate o di ricevere considerazione dalla critica "intellettuale". Andrea De Carlo non la vede così

Alfredo Lissoni
"Storie d'amore? Non sono bassa letteratura"

Foto ANSA

Lui si chiama Andrea De Carlo, romanziere di successo e viaggiatore che ha trasferito le proprie esperienze nei suoi libri. Già conduttore di un talent per aspiranti scrittori, ha lavorato con Fellini ed Antonioni e suo padre era amico di Elio Vittorini. Ha sempre respirato cultura ed è il romanziere preferito dalle donne. Lo abbiamo intervistato in occasione dell'uscita del romanzo Lei e lui (Bompiani).


Com'è nel privato lo scrittore Andrea De Carlo?

Tengo ad avere un rapporto molto amichevole ed affettuoso con i miei lettori, mi piace molto fare questo lavoro, lo trovo un bellissimo mestiere ed è un grande privilegio avere tanti interlocutori, dialogare con loro, raccontare le storie che poi li riguardano, è molto bello.

Lei ha trasposto nei suoi romanzi le sue esperienze di viaggio...

Trovo che ogni qual volta si scrive sia necessario conoscere bene il retroterra di cui si parla e in questo senso tutti i miei romanzi sono autobiografici, per mia scelta non ho voglia di parlare di luoghi, situazioni, rapporti o persone che io non conosca direttamente e bene e credo che questo sia un impegno di autenticità verso i miei lettori. E penso che i miei lettori quest'aspetto lo riconoscano.

È noto come il cronista delle contraddizioni dell'amore...

I tempi cambiano e così anche i rapporti, in funzione di tante altre trasformazioni, come la nostra percezione del tempo o i mutamenti che avvengono nell'attenzione delle persone.
Adesso siamo abituati a ragionare in termini di "secondi di attenzione", non più di ore; tendiamo a spostare la nostra attenzione a seconda di quello che succede e dunque abbiamo molti linguaggi a disposizione, forme di comunicazione che vanno dagli sms alle mail e che spesso coesistono allo stesso momento. Tutto ciò influisce nei nostri rapporti diretti, anche nelle storie d'amore. E oggi una storia d'amore è anche una storia di contraddizioni, di conflitti di ruoli, di conflitti di aspirazioni; tendiamo a volere delle cose che sono in contrasto e tutto questo si traduce in rapporti che secondo me vale la pena di raccontare.

Opere che parlano di sentimenti. Non c'è il rischio che siano considerate bassa letteratura?

Queste sono classificazioni che mi fanno impazzire di rabbia, ma che sono assolutamente vere, nel senso che esiste questa specie di riflesso condizionato per cui c'è un certo genere di critica - e di lettore "colto" - che tende a ritenere che la letteratura "alta" debba parlare del cervello, del pensiero puro ecc... mentre dei sentimenti, di tutta questa "robaccia di basso livello" parla solo la letteratura rosa. Io invece sono convinto che la letteratura da sempre parli di tutto; la grande letteratura dell'Ottocento parlava di sentimenti di amore, di passione. Se si pensa a Flaubert, a Tolstoj, ai grandi romanzieri, ci rendiamo conto che costoro hanno sempre parlato di tutto. E credo che questo sia uno dei compiti fondamentali della letteratura. So di questo riflesso condizionato, ma non me ne importa niente; se ho voglia di raccontare una storia d'amore in maniera esplicita, non filtrata, senza nasconderla in un romanzo che parli d'altro, lo faccio.

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