Una tragedia dimenticata

Zecchi: "Le foibe? La Repubblica si passi la mano sulla coscienza"

Rappresentano un momento tragico e crudele della nostra storia italiana, che una parte del Paese ha voluto dimenticare per nascondere le responsabilità del comunismo

Alfredo Lissoni
Zecchi:

Foto ANSA

Foibe, un periodo oscuro della nostra storia su cui certa ipocrisia di Sinistra ha volutamente steso un velo. Ne ha scritto il professor Stefano Zecchi, docente di estetica alla Statale di Milano, ricostruendo quella tragica parentesi nel romanzo Quando ci batteva forte il cuore (Mondadori).


Professore, nel suo romanzo lei rievoca le stragi delle foibe.

Il mio romanzo ripercorre la storia della costa orientale dell'Adriatico le cui genti sono state costrette ad abbandonare quelle terre cedute dal Trattato di Parigi alla Jugoslavia comunista di Tito. Ho ambientato la mia opera in una fase tragica della storia italiana, vista con gli occhi di una famiglia di Pola che assiste a ciò che stanno decidendo sulla loro pelle i grandi della Terra.

Oltre alle uccisioni efferate vi fu anche il dramma non secondario delle separazioni...

Sì, abbiamo alzato il velo su una drammatica ipocrisia che è quella delle foibe, che venivano considerate semplicemente da un punto di vista geologico e adesso sappiamo quali tombe fossero dei nostri connazionali, presunti fascisti e collaborazionisti, in realtà povera gente che abitava in quelle terre, come poi è stato dichiarato dopo la fine della Jugoslavia, dalla rivista Panorama; è stato riconosciuto che il governo di Tito intendeva terrorizzare gli italiani scacciarli; oltre alle foibe vi furono altri due momenti tragici, l'esodo e i profughi. Ci si dimentica cosa è significato per quella genta abbandonare tutto, per rimanere in Italia, per non essere comunisti sotto il regime di Tito, e come sono stati accolti male in Italia. Esuli due volte, dalla loro terra e da quell'Italia che avrebbe dovuto accoglierli.

In che senso?

L'esilio a Venezia sono situazioni che ho visto con i miei occhi, quei poveri che arrivavano con le motonavi in Riva degli Schiavoni, abbandonati lì ed insultati da sindacalisti e comunisti che arrivavano con le bandiere rosse e i fischietti; urlavano loro di tornare da dove erano venuti perchè erano "ladri e delinquenti", perchè non potevano che essere tali sennò non avrebbero abbandonato il "paradiso terrestre" del comunismo.

C'è molta omertà su questi fatti...

Ci sono tante cose per le quali la nostra Repubblica democratica dovrebbe passarsi una mano sulla coscienza e capire quali e quanti torti sono stati commessi. Andrebbe fatto con maggiore serenità, l'Italia era appena uscita da una guerra e pagava un prezzo. Ma proprio per questo motivo, in nome delle identità e dei territori, a pagare furono proprio quelle popolazioni.

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