Lucho non ce l'ha fatta

Il virus maledetto si porta via anche Sepulveda

Carmen Yáñez, che ha sposato due volte lo scrittore cileno, ha sperato finito all'ultimo in un miracolo, che il suo Luis potesse sconfiggere il coronavirus

Redazione
Il virus maledetto si porta via anche Sepulveda

Foto Flickr - Comune di Sesto San Giovanni / Wikipedia

Luis Sepulveda è morto per coronavirus a Oviedo, all'età di 70 anni. Carmen Yáñez, che ha sposato due volte lo scrittore cileno, ha sperato finito all'ultimo in un miracolo, che il suo Luis potesse sconfiggere il coronavirus, uscire dalla terapia intensiva (dove era ricoverato dal 29 febbraio) e tornare a casa, come aveva fatto lei un paio di settimane fa dopo essere risultata negativa al secondo tampone. Si erano contagiati insieme verso il 20 febbraio durante un viaggio in Portogallo, per partecipare a un festival letterario.

L'attesa nella loro dimora a Gijon, nella Spagna nel nord, nelle Asturie, è terminata questa mattina, quando dall'ospedale universitario di Oviedo è arrivata la notizia che Carmen non avrebbe mai voluto sentire: "E' finita, Lucho non ce l'ha fatta". "Addio amore mio, ti abbraccio", le parole pronunciate dalla moglie, poi sprofondata in un pianto ininterrotto.

Le condizioni di salute dell'autore di "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" e de "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore" si erano aggravate nelle ultime settimane, non rispondendo in modo positivo ad antibiotici e trattamenti e avendo sommato alla polmonite anche altre patologie e problemi a diversi organi vitali, hanno fatto sapere fonti sanitarie. Il suo era stato primo caso di coronavirus nelle Asturie.

Guerrigliero, ecologista, esule politico, reporter, viaggiatore vicino ai popoli nelle zone più remote del pianeta. Nato il 4 ottobre 1949 a Ovalle, in Cile, a 15 anni aderisce alla Gioventù comunista, punto di partenza di una militanza politica - contro tutte le dittature degli anni '70 - e in difesa dell'ambiente, due temi centrali nella sua vita, fulcro della sua scrittura, profondamente umana e carica di speranza. Giovanissimo scriveva per il quotidiano Clarìn e a soli 20 anni il suo primo libro di racconti "Crònicas de Pedro Nadie" riceve il Premio Casa de las Americas con una borsa di studio per corsi di drammaturgia presso l'Università Lomonosov di Mosca. Successivamente in rotta con la Gioventù comunista entra nelle file dell'Esercito di liberazione nazionale in Bolivia.

Di ritorno in patria, si diploma come regista teatrale, allestisce spettacoli, scrive racconti, fa il giornalista radiofonico e dirige una cooperativa agricola. Dopo l'adesione al Partito socialista entra nella guardia personale del presidente Salvador Allende e prosegue lo studio approfondito dei maggiori pensatori di sinistra. In seguito al colpo di stato del generale Augusto Pinochet nel 1973, Sepulveda viene arrestato due volte e in carcere, per due anni e mezzo, subisce torture. Per 7 mesi è prigioniero in uno stanzino che non gli consente neppure di alzarsi in piedi.

Una lunga campagna di Amnesty International ne ottiene la liberazione, ma a prezzo dell'esilio per 8 anni. Scappa in Brasile, in Paraguay, in Ecuador dove riprende la sua attività di drammaturgo e allaccia una collaborazione con l'Unesco per studiare l'impatto dell'Occidente sulla popolazione indios Shuar. Da questa esperienza di vita con i nativi in Amazzonia verrà fuori nel 1989 "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore" - dedicato a Chico Mendes - che gli porta la notorietà internazionale, tradotto in 35 lingue e adattato per il grande schermo nel 2001. 

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