america sotto choc

Strage di Orlando: la stampa s'inventa la pista del gay frustrato

Mogli in cerca di soldi, amici che vogliono visibilità ai talk-show, il desiderio dei media di gettar acqua sul fuoco (sull'Isis in casa propria). Fatto sta che ora tutti cercano di spacciare la mattanza in Florida per una vendetta omo. Archiviando la pista del Califatto

Alfredo Lissoni
Strage di Orlando: la stampa s'inventa la pista del gay frustrato

Foto ANSA

"Pace" e "amore" sui fiori e nei manifesti lasciati accanto al gay club americano e la voglia, nemmeno troppo nascosta, di archiviare la mattanza facendo finta di credere che non fu terrorismo, ma vendetta omo. E Nora Salman, la moglie del killer di Orlando Omar Mateen, che racconta di aver cercato di dissuadere il marito dal compiere l'attacco al Pulse club sabato scorso, prima che l'uomo si mettesse in viaggio per Orlando. Lo rivela un responsabile delle indagini sulla strage citato dal Washington Post. Una dichiarazione poco credibile, visto che emrge che La coppia "sorvegliò il locale tra il 5 e il 9 giugno", pochi giorni prima del massacro. Ed ancora che, secondo quanto riferito dalle tv Fox e Cnn, la donna accompagnò il marito anche a comprare il fucile semiautomatico AR-15 con il quale l'uomo ha compiuto la strage. Uno strano modo di dissuaderlo. Se avesse allertato la polizia, dato che Mateen era già stato tenuto sotto controllo nel 2013 (anno in cui l'imam anti-gay Farrokh Sekaleshfar aveva lanciato la sua fatwa omicida contro gli omosessuali dall'Università del Michigan e da YouTube) e nel 2014, la strage non ci sarebbe stata.


E c'è poi il maldestro tentativo di far passare la mattanza non come un macello Isis (in barba al fatto che il Califfato ne abbia rivendicato la paternità), ma come un atto di omofobia. Di un omosessuale pazzo contro altri gay. Come se ciò spostasse la questione. Già perchè ora salta fuori che Omar Mateen avesse tendenze omosessuali; lo scrive il New York Post citando un'intervista che l'ex moglie Sitora Yusufiy ha rilasciato ad una tv brasiliana. Secondo la donna, sposata con il killer di Orlando per quattro mesi nel 2009, una volta il padre, Seddique Mateen, lo aveva persino chiamato gay davanti a lei (sai che prova!). La rivelazione segue quella di un compagno di scuola di Mateen, il quale sostiene che una volta gli ha chiesto di uscire. Nel corso delle indagini è emerso che il killer era frequentatore abituale del 'Pulse', il club dove sabato notte ha sparato uccidendo 49 persone.


Ora, che Mateen fosse o non fosse gay non cambia nulla. Nel locale si è presentato imbottito di esplosivo, come ogni "buon" kamikaze Isis che si rispetti, inneggianndo ad Allah e prendendo alla lettera gli insegnamenti dei predicatori d'odio che aveva letto su Internet ed ascoltato su YouTube. Se poi avesse avuto anche tendenze omosessuali, la dice lunga sul conflitto interiore che doveva vivere (e qui meglio sarebbe se ai media avessero parlato psicologi e psichiatri e non mogli in cerca di pubblicità e denaro): gay da una parte, fondamentalista islamico dall'altra. Due anime radicalmente opposte in un corpo solo, un'insanabile contraddizione che peraltro riflette la situazione paradossale che la sinistra europea cerca di far convivere, contro natura. Non si può essere gay ed allo stesso tempo devoti di una religione che ne decreta la morte; almeno, non senza laceranti conflitti interiori. Anche se è più semplice considerare Mateen per quello che era: un talebano pazzo.

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