Intervista al leader della Fiom Cgil in Lombardia

Mirco Rota: "Renzi? Peggio della Fornero"

"Sta saltando il welfare del nostro Paese per colpa di un governo di centrosinistra, non di centrodestra. Questo governo ha fatto dei provvedimenti pesantissimi nei confronti del mondo del lavoro. E ha favorito la grande impresa"

Marco Dozio
Mirco Rota: "Renzi? Peggio della Fornero"

“Sta saltando il welfare del nostro Paese. Per colpa di un governo di centrosinistra”. Mirco Rota, numero uno della Fiom Cgil in Lombardia, non ha timori reverenziali verso la sinistra al governo, non soffre di quella miopia tipica di certo sindacato compiacente con il partito di riferimento. Senza ipocrisie di sorta, fotografa quello che è sotto gli occhi di tutti: “Il governo ha fatto dei provvedimento pesantissimi nei confronti del mondo del lavoro. E sulle pensioni siamo molto oltre la Fornero. Cose impensabili fino a pochi anni fa”.

La situazione sociale è gravissima, ma i renziani insistono nel glorificare i presunti effetti salvifici del Jobs Act.
Il Jobs Act non ha aumentato l’occupazione, sono rarissimi in casi in cui nelle aziende è aumentato il numero dei dipendenti: c’è stata qualche stabilizzazione ma sull’onda degli incentivi. La disoccupazione resta altissima, per non parlare di quella giovanile.

Sulle pensioni siamo arrivati alla beffa?
Per andare in pensione due o tre anni prima bisogna indebitarsi per la vecchiaia. È folle. Una persona finisce di pagare il mutuo per la casa propria o quella dei figli e si trova a doverne aprire un altro per andare in pensione. Assurdo e scandaloso. Siamo molto oltre la Fornero. Stanno succedendo cose impensabili fino a pochi anni fa. E nonostante tutto il governo insiste nel non voler discutere veramente col sindacato.

Stiamo scivolando verso un punto di rottura? I giovani sono senza prospettive di lavoro. L’Inps ha certificato che potranno andare in pensione, se va bene, a 75 anni e con un assegno da fame.
Sta saltando il welfare del nostro Paese per colpa di un governo di centrosinistra, non di centrodestra. È paradossale ma è così. I giovani sono precari: non hanno i contratti di lavoro, non hanno l’articolo 18 e non hanno la pensione. Prima si diceva che stavano meglio i giovani dei vecchi: ora i giovani stanno peggio, vivono tra precarietà e disoccupazione. Mentre i vecchi, almeno quelli che hanno avuto la fortuna di avere un lavoro, sono costretti ad accendere un mutuo per andare in pensione.

Qual è in sintesi il suo giudizio?
Il governo ha fatto dei provvedimenti pesantissimi nei confronti del mondo del lavoro. E ha favorito la grande impresa, senza che ciò abbia aiutato il Paese a uscire dalla crisi.

E l’Unione europea in tutto questo?
Ci si sorprende che i britannici abbiano deciso di uscire dall’Unione europea. Bisognerebbe chiedersi: a parte la moneta, cosa c’è di europeo? Nulla. Abbiamo sistemi fiscali diversi, regimi pensionistici diversi, welfare state diversi: l’attuale modello europeo non ha fatto che favorire una contrapposizione tra Paesi e una competizione tra lavoratori. Le persone si chiedono perché restare in questa Europa. Se perdo il posto di lavoro perchè chiudono la mia fabbrica e la portano in Romania, allora mi chiedo qual è il senso di restare in questa Unione europea. Quali sono i vantaggi? Dire che fuori si starebbe peggio non è un’argomentazione. Intanto, purtroppo, stiamo male dentro.

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