Padre Monge commenta il golpe fallito in Turchia

Una prova di forza che giova ad Erdogan ma fa precipitare il paese nel baratro

Il domenicano analizza il colpo di stato dei militari non attuato in Turchia che rafforza il presidente turco

Ismaele Rognoni
Una prova di forza che giova ad Erdogan ma fa precipitare il paese nel baratro

Foto ANSA

"L'esercito si è reso protagonista di un buco nell'acqua clamoroso, orchestrato non si sa bene da chi, ma che sicuramente complicherà la vita a chi sogna un futuro democratico per la Turchia. E ora ci aspetta il redde rationem: è preoccupante per un paese che da due anni vive di continue rese dei conti". È questa l'analisi di padre Claudio Monge, domenicano originario di Cuneo che vive ad Istanbul.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan "indubbiamente" esce rafforzato, afferma Monge intervistato da Famiglia Cristiana. "È stata una prova di forza e del consenso di cui, nonostante il momento di crisi economica ed isolamento internazionale, Erdogan continua a godere. Si sono visti anche i blocchi di potere che lo appoggiano: la polizia, ma anche molte autorità islamiche in Turchia. Fino alle due di notte, quando è stato annunciato il fallimento del golpe, tutti i muezzin delle moschee di Istanbul hanno cantato e pregato per la protezione del PaeseÈ una commistione pericolosa tra religione e potere politico, ma Erdogan è visto come uomo della Provvidenza."

"Soprattutto il presidente ha mostrato di avere consenso tra la gente scesa in piazza a seguito del suo appello, non solo ad Istanbul, ma anche nell'Anatolia. Quell'appoggio è frutto del primo quinquennio di buongoverno del suo partito (Akp), con crescita economica, ripresa di un certo benessere della borghesia anatolica e redistribuzione delle ricchezze ai ceti più poveri. Ma il consenso della popolazione per Erdogan è anche la conseguenza del rifiuto europeo all'apertura alla Turchia: quando l'Ue ha chiuso le porte a Istanbul, il presidente ha reagito a quel fallimento rafforzando la fierezza turca, con il richiamo al passato ottomano e all'orgoglio nazionale". "Lo slogan autarchico "Bastiamo a noi stessi" si è accompagnato alla repressione interna: in questo senso la mancanza di visione politica europea ha profonde responsabilità nella svolta autoritaria della Turchia" conclude Padre Menge.




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