notabili note

La povertà è degli altri, fin quando ci bussa alla porta

Ora vi parlerò di una notizia che in un paese civile dovrebbe scatenare dibattiti parlamentari, cortei, movimenti di opinione, attivismo, protesta, e che invece da noi si perde tra le mille altre

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

La povertà è degli altri, fin quando ci bussa alla porta

E invece questa è una notizia che non è come le altre. Per quanto in molti si ostinino a non volerla leggere. Ricordo la "Canzone del maggio" di De André: "Anche se il nostro maggio  ha fatto a meno del vostro coraggio / se la paura di guardare / vi ha fatto chinare il mento  / se il fuoco ha risparmiato  / le vostre Millecento  / anche se voi vi credete assolti / siete lo stesso coinvolti".

La cosa paradossale è che ora la media borghesia rifiuta il coinvolgimento e l'impegno anche se è stata aggredita, vessata, umiliata da governi che non si sono mai posti il problema della sostenibilità della vita per i cittadini e che hanno continuato a depredare laddove era più facile, tra i borghesi, per l'appunto. Che mantengono le maniere di quando vivevano nell'agio e nella sicurezza ed ogni volta che uno di loro cade si girano dall'altra parte, senza che nessuno pensi mai di poter essere lui il prossimo caduto. Perché solo allora si fermerà il processo in atto. Quando la borghesia – cui si devono la conquista della libertà e dei diritti fondamentali dell'individuo –  sarà annientata.

Ho scritto "processo" e non "progetto" perché voglio evitare qualunque dietrologia, qualunque polemica e dirò che mi interessa anche poco se il disastro è voluto dalla maligna intelligenza di qualcuno o dall'idiota inettitudine dei molti. La sola cosa che mi importa è fermare questa deriva verso l'impoverimento delle nazioni che è l'anticamera della servaggio. Dal Rapporto annuale sulla povertà in Italia  pubblicato  dall'ISTAT: nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono state pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila. Povertà assoluta significa che queste persone non sono in grado di acquisire quei beni e servizi ritenuti indispensabili per vivere in maniera minimamente accettabile.

Esiste poi un altro tipo di povertà, la povertà relativa, ed è stata misurata anch'essa. Parliamo di 2 milioni e 678 mila famiglie, pari a 8 milioni e 307 mila individui. Quando una famiglia ha una spesa pro capite inferiore alla media nazionale viene ritenuta "relativamente" povera. Solitamente dalla povertà relativa si scivola nella povertà assoluta. È solo questione di tempo. Di nemmeno tanto tempo, vista la totale noncuranza con cui la politica sta affrontando il problema.

Andiamo avanti a destinare alla spesa pensionistica la metà della spesa sociale, ad avere i figli quarantenni mantenuti di genitori e impossibilitati a farsi una famiglia, e poi stupiamoci che questo Paese non può avere un futuro, crocifisso al legno dei diritti acquisiti. Come acquisite erano l'assolutismo monarchico, i privilegi feudali ed il diritto a bruciare gli eretici della Santa Inquisizione.

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