"GLI ADULTI SI RICORDINO CHE DAVIDE SCONFISSE GOLIA"

Siri: "La licenza elementare è l'unico titolo di studio che ho mai ammesso di avere"

Il Sottosegretario della Lega a tutto campo su media, politica e futuro

Andrea Lorusso
Armando Siri traccia il Manifesto del Cambiamento

Foto Scuola di Formazione Politica

Quando si parla di programmi non ci si può certo esimere dal nominare il Senatore e Sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri. Nato nel giornalismo, autore di interessanti libri tra cui quello pilastro della riforma fiscale, la Flat Tax perno ideologico dell’ultima campagna elettorale, ha scritto buona parte del contratto con gli italiani della Lega, poi di coalizione col centrodestra e ancora, seduto in punta di idee, presenza fondamentale al tavolo con i 5stelle agli albori di questa esperienza al timone del Paese.

Responsabile di economia, ideatore e promotore di una Scuola di Formazione Politica oramai alla quarta edizione, ecumenica, invidiata e scopiazzata in ogni dove. Siri affronta con noi un dialogo sulle sfide che con fierezza ci si accinge ad affrontare.

La sua è una visione alta, panoramica, possiede con naturalezza la capacità di inserire un sondino gastrico nella pancia del Paese, perchè per comprendere le complessità del globo, non ci resta che osservare i nostri piccoli drammi quotidiani.

Sottosegretario Siri, il gruppo editoriale l’Espresso s’è intestato la battaglia culturale contro la Lega. E nel tempo non sono stati scevri di veleni neanche nei suoi confronti. Tuttavia anche Mediaset, e la quasi totalità dei quotidiani/settimanali Nazionali, sembrano schierarsi contro il grilloleghismo. Lei conosce bene i media ed il mondo della stampa, cosa è in atto?
Purtroppo la stampa asseconda l’ondata di analfabetismo funzionale che dilaga in quest’epoca, in particolare nella società occidentale. Per vendere, alcuni giornali scelgono di ridurre la politica a mero gossip e qualche volta forzano la narrazione dei fatti con il solo scopo di diffamare o gettare fango sul politico di turno, su cose futili senza entrare davvero nel merito delle iniziative politiche, come dovrebbe fare il giornalismo d’inchiesta serio.

Le critiche dovrebbero essere di merito, e invece si preferisce il pettegolezzo anziché la sostanza perché si pensa (sbagliando), che i lettori non siano interessati ad approfondire temi importanti come l’evoluzione sociale del linguaggio, ed il declino della democrazia rappresentativa come cardine dell’organizzazione sociale degli Stati.

La trasformazione del “mondo” è prima di tutto la trasformazione dell’individuo che ne costituisce la cellula, ma siamo troppo concentrati ad osservare l’esterno come elemento causale per accorgerci che non sia affatto così. Ogni cambiamento esterno è la conseguenza di un mutamento interiore. Se non ci piace il mondo è perché non ci piacciamo a sufficienza. È troppo difficile ammetterlo, per questo la maggior parte delle persone auspicano sì il cambiamento, ma degli altri.

Dovrebbero sapere costoro che nessuno - tantomeno i politici - può cambiare nulla del mondo se non se stesso. Il segreto è che se cambi tu, cambia il mondo. Ecco perché è così difficile cambiare, quasi nessuno ammette che tocchi per primo a se stesso.

Lei ha una laurea? La stanno calunniando.
Ho letto un quotidiano che ha scritto un sacco di sciocchezze sul mio conto, facendo credere ai lettori che io avrei mentito circa i miei “titoli” di studio. Ho ricevuto un sms in cui mi chiedevano spiegazioni sul fatto che un tale professore, che non conosco, mi accusasse di aver scritto  nel mio curriculum che ho conseguito una laurea in scienze politiche.

Ho solo risposto che non avendo mai avuto un curriculum trovavo difficile che qualcuno potesse scrivere una menzogna di questo tipo. Eppure, non è servito a nulla. Mi hanno dedicato un bel paginone. Un po’ mi spiace. Non per il livore in se, ma perché quando vorrei avere spazio per illustrare idee e proposte per il Paese ce n’è sempre poco, mentre per queste scemenze si riescono a riempire pagine intere.

Per concludere, l’unica scuola che ho fatto con piacere è quella elementare. Quindi per buona pace dei colleghi giornalisti de Il Fatto Quotidiano, se mai dovessi scrivere un curriculum, indicherò come titolo di studio conseguito la licenza elementare.

In fondo se fatte bene le elementari restano un pilastro per la vita. Quando frequentavo l’Università ricordo che molti avessero difficoltà con i pronomi, le preposizioni semplici, e i famosi congiuntivi. Ed ovviamente mancavano chiari scopi, desideri e obiettivi per l’esistenza.

Io a 20 anni mi sono sposato, a 22 è nata mia figlia, e lavoravo già in redazione da qualche anno, dove ho imparato un mestiere bellissimo come quello del giornalista. Ho avuto grandi maestri, non solo di professione, ma di vita. Non ho mai avuto nostalgia per non avere terminato di riempire il libretto, perché nel frattempo riempivo la vita di esperienza, di entusiasmo e di passione.

La cultura ha una doppia faccia. Una è quella accademica, narcisistica, autoreferenziale di coloro che credono che intelligenza significhi avere ripetuto a qualcuno alcune cose lette sui libri e poi dimenticate un minuto dopo l’esame, o di quelli che ripetono continuamente i pensieri degli altri, con predilezione per coloro che sono scomparsi da tempo. Poi c’è una cultura che appartiene a coloro che originano pensieri propri che sanno che intelligenza non significa farsi confermare dagli altri il proprio valore ma essere capaci di guardarsi dentro “intus-legere”.

Purtroppo troppe persone si occupano così tanto di guardare e giudicare il prossimo che non resta loro il tempo per guardare dentro se stessi.

Si è scatenato un vespaio di polemiche sulla sua proposta di far adottare Bot e Btp alle famiglie italiane, per rideterminare il debito pubblico in casa. Proposito velleitario, oppure c’è uno strisciante culto dello schiavismo finanziario?
Non esiste schiavo che non si sia scelto il proprio padrone. Come non ho dubbi sul fatto che sia nato prima l’uovo della gallina, ho certezza che sia nata prima la forma mentale di schiavitù, e solo dopo il padrone che ne ha fatto uso.

Detto questo, mi pare di assoluto buon senso che gli italiani avendo nel complesso 5mila miliardi di risparmi (e altri 4mila miliardi in immobili), possano in parte investire i loro denari in titoli di Stato.

Possiamo dare un segnale di fiducia gradito ai mercati a differenza di quanto sostengano alcuni, dimostrando che per primi crediamo nel nostro Paese e siamo certi di uscire dalla recessione. Persistente per la mancanza di coraggio nelle scelte strategiche, più che per problemi di sistema. Non dico che tutti i risparmi debbano essere investiti in Bot o Cct, anche solo una parte. Di sicuro i risparmiatori avrebbero garantito il loro capitale e sostanziali agevolazioni fiscali.

In fondo nessun risparmiatore italiano o straniero ha mai preso una “sola”, se mi si consente il termine un po’ slang, con i Titoli Pubblici della Repubblica Italiana, mentre sono rimasti fregati dai suggestivi Lehman Brothers e Banca Etruria. Se noi comprassimo i nostri titoli di Stato, metteremmo al sicuro contemporaneamente i nostri risparmi e la stabilità del Paese che non sarebbe più soggetta al ricatto dello spread.

Lei è stato adibito ai Trasporti, e sappiamo benissimo quanto l’Italia abbia bisogno di un ammodernamento, di una manutenzione organica, delle sue Infrastrutture. Ha già un piano? Gli interventi di questo tipo sono strutturali, e costano molto.
Il piano c’è e l’Italia ne ha bisogno perché conserviamo un deficit infrastrutturale che ci impedisce di esprimere fino in fondo le nostre potenzialità di cerniera e di collegamento tra l’estremo oriente ed il nord Europa, ma soprattutto isola la parte del centro sud del Paese dal resto del Continente.

I soldi ci sono, spesso dobbiamo solo saperli spendere. Chi ci ha preceduto in questo, si è dimostrato per alcuni progetti inadeguato. Poi c’è il tema dello scorporo degli investimenti in infrastrutture dal rapporto Deficit-PIL.

È una battaglia che questo Governo deve portare avanti, convincendo i partner europei che la crescita passi da un concreto e diffuso piano di investimenti pubblici.

I più maligni dicono che questo Esecutivo abbia sparato promesse a palle incatenate, e che per la Flat Tax (così come per gli altri provvedimenti), non ci saranno le coperture. Ma non si finanzia da sola una riforma di crescita? E, ancora, una “dual tax” come d’accordi di coalizione, sarebbe ancora funzionale?
La Flat Tax e la Pace Fiscale sono pilastri del programma di Governo e si devono fare, perché ne va del rapporto di fiducia che abbiamo instaurato con oltre 1 milione di elettori che ci hanno votati solo per questi due progetti. Senza contare tutti gli altri.

Le coperture ci sono, serve solo la volontà politica ed il coraggio delle grandi scelte. Siamo il Governo del cambiamento, ma non c’è alcun cambiamento senza coraggio. Sono fiducioso.

Recentemente ha proposto la creazione di una S.p.a. che valorizzi il patrimonio pubblico immobiliare. Ci spiega nel dettaglio come funzionerebbe, e cosa ne tornerebbe ai cittadini?
Ci sono in Italia edifici di proprietà pubblica per un valore di quasi 400 miliardi, molti di questi non fanno parte di un censimento serio e ordinato. Dobbiamo censirli e razionalizzare il loro utilizzo.

Per fare un esempio, a Roma ci sono palazzi interi della Provincia completamente vuoti. Altri in uso alla P.A. hanno volumi eccessivi rispetto al personale impiegato, altri ancora sono fatiscenti e privi di manutenzione.

Urge inserirli a patrimonio di una grande Spa pubblica nazionale, per emettere strumenti finanziari ottenendo liquidità, manutenzione e valorizzazione. Credo debba essere una priorità.

La regolamentazione della prostituzione con il superamento della Legge Merlin è ancora qualcosa nelle corde della Lega di Governo?
È un tema controverso all’interno della maggioranza ma sicuramente importante per la Lega. Anche se non c’è nel contratto, proveremo a lanciare la discussione con gli alleati e sono certo che con un po’ di ragionamento si potrebbe arrivare a cancellare una legge ipocrita.

“Fosse per me non metterei nessun limite al contante”, crede che l’uscita di Salvini si articoli come una trovata anacronistica, oppure è una legittima deterrenza allo Stato di polizia tributaria?
Sottoscrivo le parole di Salvini. Se dovesse sparire il contante, sarebbe la fine della libertà dell’essere umano.

Verremmo definitivamente consegnati ad algoritmi che prima o poi potranno prevedere - nonostante la liquidità sul conto - l'impossibilità ad accedervi per qualche cavillo. Ricordo un film dove un tizio, pur con mille carte di credito, non poteva comprarsi neppure un panino perché il “sistema” lo aveva bloccato.

Scusate, se oggi siete all’estero e chiamate il call center perché avete un problema serio con la carta di credito, ve lo risolvono o rimanete impantanati? Ciascuno, solo guidato dall’esperienza, si faccia il suo pensiero.

Riforma Fornero, pace fiscale, reddito di cittadinanza, clausole di salvaguardia sull’IVA, sarà un autunno molto caldo per i capitoli di spesa, ed il braccio di ferro con l’Europa si sentirà inevitabilmente. L’Italia ha i fondamentali per battere i pugni sul tavolo? Non saremo oggetto di vulnerabilità finanziarie?
La vulnerabilità è soggettiva, mai oggettiva, gli adulti al Governo dovrebbero essere testimoni di questo assunto che raccontiamo ai bambini con la storia di Davide contro Golia.

Dobbiamo credere di più in noi stessi, ciascuno deve credere di più in se stesso. Soprattutto, non dobbiamo smettere di avere immaginazione, desideri, scopi. La società è debole e malata perché non ci sono mete da conquistare, non perché non ci siano soldi da spendere.

Lavoriamo di più su questo, sui desideri, sul credere di poterli realizzare e poi tutto verrà di conseguenza. Chi si mostra contrario a questo approccio è solo perché ha paura di essere più grande di quello che crede.

Molte persone non accettano di scoprirsi migliori, magari perché i genitori non li hanno incentivati a farlo fin da piccoli, instillando invece un senso di inadeguatezza  ed insufficienza. E questo incide nella vita da adulti.

Se gli stessi poi si trovassero a dover fare scelte dal valore collettivo, in cui occorre avere fiducia in se stessi, ovviamente rimarrebbero bloccati, bloccando tutto il resto intorno. A volte occorre osare. Ogni grande conquista si è potuta realizzare grazie a chi ha sfidato la consuetudine.

In un “sentito” intervento alla “Fondazione Craxi” qualche mese fa, ha parlato del “Cambiamento” come la parola più ipocrita ed abusata dalla società. Senatore, come si costruisce la coscienza di un popolo?
La coscienza ha di per sé una costituzione individuale. Raramente un “Popolo” ha una coscienza  e quand’anche riuscisse a condensarla, si manifesterebbe giusto per il tempo necessario a raggiungere un obiettivo stabilito, poi si dissolverebbe.

Oggi questo obiettivo è ancora distante sulla linea del tempo ma vicinissimo nell’animo dei singoli, soprattutto i giovani, che stanno germinando le fondamenta di un nuovo mondo. Toccherà a loro scegliere tra la realtà virtuale, la robotica, o lo sviluppo del potenziale genetico umano.

Noi che apparteniamo ancora al vecchio paradigma, potremmo spingerci al massimo nel riconoscere che nulla fuori può cambiare, se prima non cambia qualcosa dentro. 

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