DUBBI AMLETICI

Perché attaccano Salvini?

Sempre più frequentemente, fuori dalle grandi kermesse televisive, viene posta questa domanda

Andrea Lorusso
Perché attaccano Salvini?

Foto quotidiano.net

Sì, ve lo dico per esperienza personale. Che l’operato di Matteo Salvini piaccia, credo non vi sia bisogno di leggere i sondaggi la sera in qualche telegiornale, o talk show. Il polso del Paese lo si sente subito sfebbrare quando finalmente qualcuno pensa a mettere al primo posto i bisogni delle persone in carne ed ossa.

Eppure, una domanda che sento sempre più spesso, sia direttamente che indirettamente, è: “Ma perché lo attaccano così tanto?” Effettivamente per chi non vive il circuito mediatico o il mondo circense dei veleni d’apparato, dove lo spettacolo non vale per niente il prezzo del biglietto, è difficile da comprendere.

È magari la stessa logica feroce che stronca le pellicole leggere, divertenti, comiche, la critica che dileggiava un Checco Zalone d’esordio per esempio, per poi sbancare al botteghino e tirare da solo tutta una stagione di programmazione.

Opinionisti, commentatori, filosofi, l’eletta schiera di ipocriti benpensanti imbalsamati in idee sempre così auliche eppure così stridenti con le briglie in cui tutti i giorni vengono adescati i comuni mortali, non ha mai avuto così torto come adesso.

Neanche quando governava Berlusconi v’era un clima felice. Però ad Arcore hanno l’artiglieria pesante. Un impero economico e mediatico che ha permesso di continuo la palingenesi, di fronte a qualsiasi stroncatura o aggressione, anche processuale.

Il Cavaliere quando promise di abolire l’IMU disse: “Potrei mettere a garanzia il mio patrimonio”, capite bene che se un uomo ha 8 miliardi di euro (tra abolizione e restituzione, come da campagna elettorale), per cancellare una tassa a 70 milioni di cittadini con l’80% di immobili di proprietà, si sente immediatamente la sperequazione di mezzi con il ceto medio.

Salvini è stato il più abile di tutti a capire che la leadership andava conquistata sul suolo, sul campo di battaglia, negli anfratti più sperduti, nelle province, nei borghi, vicino ed al servizio delle persone reali.

Non è mai stato un salottiero, in un momento di totale sfiducia e lontananza dalle Istituzioni, quanto costava umanamente (ed economicamente) dover “soffrire” per invitare un qual si voglia esponente politico fuori Roma o Milano?

Vi parlo del Sud, che è una realtà che conosco a sufficienza. Bisognava mettersi in ginocchio per far arrivare qualche capobastone, per organizzare un evento, ed imbastire cene, pernotti, trasferimenti. Quasi ti stessero facendo un favore. Eppure parliamo di esponenti che tecnicamente non appartenevano ai salotti, gente che in tv si definiva di popolo, esponenti di una destra molto sociale, e che nel Meridione aveva un grande feudo.

È facile trasformarsi, quando si siede a Palazzo, in palazzinari di basso prestigio che pensano a curare il proprio condominio e a far sì che il proprio pianerottolo sia lustrato meglio del collega d’aula.

Salvini è ferocemente attaccato perché è genuino. Perché ha messo in crisi, con buona fede e carattere, una intera classe dirigente dominante che lucidava i curriculum con fiocchi di lauree, master, loden, premi ad honorem, e Nobel per l’impegno in “chiacchiere”.

I titoli si conquistano sul campo. Per vincere gli scudetti bisogna sudare la maglietta. Quando in squadra hai un Maradona gli altri fanno di tutto per non farlo giocare. La Lega di Governo oggi fa emergere l’incapacità di un intero sistema. A chi non darebbe fastidio?   

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