Schegge dvracrvxiane

"Sottomissione": il best-seller tacciato di islamofobia dai soliti quaquaraqua radical-chic

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

"Sottomissione": il best-seller tacciato di islamofobia dai soliti quaquaraqua radical-chic

La copertina del libro "Sottomissione" di Michel Houellebecq

“L’esclusione sociale porta alla radicalizzazione”; oppure: “siamo noi occidentali a non essere stati capaci di integrarli”; o ancora: “il Corano va interpretato senza pregiudizi”.

Queste vuotezze fatte a slogan, purtroppo, assediano da mane a sera la mediaticità che conta come ossessivi altoparlanti in un campo di concentramento, instillando così nel tessuto psicologico collettivo il “politicamente corretto” come implacabile bromuro delle intelligenze e del libero arbitrio.

Insomma, secondo i quaquaraqua radical-chic, i carnefici siamo sempre noi, i crociati con le rate dell’auto in resta; e le vittime sono sempre loro, quelli con le scimitarre, le bombe... e il petrolio.

E così, anche il grande scrittore e saggista francese Michel Houellebecq viene messo all’Indice dalla nuova Inquisizione mondialista per aver scritto, senza appartenere a pericolose frange destrorse, un libro che, semplicemente, descrive un incubo dilazionato nel tempo, ma di fatto già in corso d’opera: la «demografizzazione» del voto politico e della democrazia in Europa.

http://ilmanifesto.info/la-banalita-dellodio/

In “Sottomissione” le istanze politiche della Francia e poi a seguire del resto del continente cambiano non per naturale evoluzione del Pensiero, ma per mero sovescio demografico dovuto al proliferare dell’immigrazione e alla pianificata resa dei popoli europei soggiogati in parte da assurdi sensi di colpa terzomondisti, e, per la restante, dai vili interessi economici di quegli stessi potentati oligarchici occidentali che hanno sostituito i grandi ideali politici del passato con il mantra della banconota e della “crescita” (crescita di che cosa, poi, non è dato a sapersi!).

Ma ciò che del libro maggiormente sconvolge per lucidità d’analisi è la spiegazione del perché l’Islam, apparentemente così inadatto a rendersi strumento di fascinazione presso le genti d’Europa, sia la religione scelta dai mondialisti (cattolici compresi) per affermare un “nuovo ordine mondiale” privo di differenziazioni etniche, linguistiche e nazionali.

La forma è quella di un romanzo in cui un placido e un po’ rassegnato docente universitario francese alla vigilia della pensione, prigioniero di un corpo “fisico” e “metafisico” fiaccato da un diabolico mix di stanchezza organica e arrendevolezza messianica, si convince del fatto che il peggior destino di un’intera collettività possa coincidere con una serie di vantaggi individuali dei membri che la compongono; vantaggi da cogliere alla spicciolata come bocconi avvelenati lanciati al cane di una famiglia finita sul lastrico.

All’interno di un tale quadro narrativo, non privo di vicissitudini “rosa” e anche piccanti, strumentali soprattutto a comprendere il gran finale, lo scrittore inserisce ad arte una serie di perle sociologiche di incredibile dirompenza logica delle quali ci apprestiamo ad affrontare alcuni passaggi specifici.

Ad esempio, l’Islam è l’unica religione al mondo capace di assecondare i naturali vizi umani spacciando tali “accomodamenti” per giustizia divina: a pag. 228 si cita la dieta Hallal come dieta «bioperfezionata»; la poligamia è giudicata non come perversione umana e giuridica, ma come viatico non violento alla selezione naturale: solo gli uomini migliori si moltiplicheranno attraverso l’inseminazione di più donne; donne che, divenendo così in eccesso a favore di essi, saranno necessariamente sottratte alla disponibilità di tutti quelli considerati meno degni di procreare. Eh già, se lo diceva Mengele si chiamava nazismo, ma se lo dicono individui col kaftano... si può fare.

E ancora: Maometto aveva considerato meritorio l’affrancamento degli schiavi e aveva stabilito l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti al Creatore, ponendo fine a qualsiasi forma di discriminazione razziale: punto di partenza fondamentale e inattaccabile per creare un popolo unico mondiale (e sottomesso).

Leggiamo a pag. 229 a proposito dell’affermazione dell’Islam anche in Europa: «l’individualismo liberale occidentale è tanto destinato a trionfare finché si limita a dissolvere le strutture intermedie come le patrie, le corporazioni e le caste; ma poi, aggredendo quella struttura ultima che è la “famiglia” e con essa la demografia, firma il suo fallimento finale; a quel punto arriva il momento dell’Islam». Non fa una piega.

A pag. 231 Houellebecq, attraverso un contraddittorio fra i suoi personaggi, conia una definizione esemplare della deriva ideologica progressista, definendola come «"islamosinistrismo", un tentativo disperato dei marxisti decomposti, putrefatti, in stato di morte clinica, di tirarsi fuori dalle pattumiere della storia aggrappandosi alle forze crescenti dell’Islam».

E aggiunge una frase a nostro avviso cruciale per comprendere il fenomeno anche da un punto di vista storico: «il comunismo non avrebbe potuto trionfare che a condizione di essere mondiale».

Interessantissima è poi la trattazione sull’aspetto iconoclasta dell’Islam: l’assenza di antropomorfizzazione della divinità titolare del suo messaggio asfalta totalmente le differenziazioni morfologiche e simbologiche proprie del paganesimo greco-romano-germanico e persino quelle del Cristianestimo, culti nei quali gli onnipresenti elementi iconografici inibiscono qualsiasi loro mondializzazione per via dell’impossibilità dei popoli alieni alle relative orbite geografiche a riconoscersi in quelle immagini. L’Islam, invece, non ha volti, non ha forme, disprezza e copre sia il corpo maschile che quello femminile con abiti che, anziché esaltare le differenze morfologiche fra individui e spingere all’atletismo, li coprono e li censurano. Un meraviglioso Olimpo grecoromano sarebbe agli occhi di un islamico pura pornografia, anziché, come per noi, esempio di bellezza a cui tendere. Stesso discorso per i pettorali di un Gesù biondo e con gli occhi azzurri, o per il seno di una Maria morbida e sensuale: i mondialisti odiano le differenze poiché esse costano, dividono, disomogeinizzano e rendono le persone meno dominabili; ça va sans dire che l’Islam è perfetto ai loro scopi.

In conclusione, questo nostro articolo è evidentemente un invito a leggere il libro, che non è né un testo politologico alla Giovanni Sartori né un testo antropologico alla Ida Magli, autori che pure hanno scritto egregiamente sul suicidio assistito degli Europei. No, “Sottomissione” è solo un trattato sulla verità storica attuale che struzzi e animelle tentano in tutti i modi di delegittimare; con la differenza che mentre essi ciarlano di vacuità come inclusione e globalismo, il “visionario” Houellebecq romanza in un futuro prossimo a Parigi ciò che a Londra è già successo da qualche giorno, mentre noi stiamo scrivendo: l’avvenuta elezione del primo sindaco islamico della Storia d’Europa.

http://www.sintesidialettica.it/leggi_articolo.php?AUTH=19&ID=347

http://www.qelsi.it/2014/dopo-loccidente-ida-magli-spiega-come-salvare-leuropa-da-politicamente-corretto-e-multiculturalismo/

Riflettere liberamente non è reato e nemmeno costa fatica: facciamolo, ordunque, prima che sia troppo tardi.

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