diritti e doveri

Non sai l'italiano? Niente cittadinanza

Nel vicentino rigettata la domanda di due cittadini africani che non conoscono l'italiano

Fabio Montoli
No italiano, no party

Fonte Facebook

Era già successo a Miane (TV), a Ceneselli (RO), anche a Brugnera (PN), con tanto di tirata di orecchie al Sindaco da parte del Ministro Alfano. La storia si ripete oggi a Trissino. Si presentano in 15 davanti a Davide Faccio, primo cittadino del paese di 9.000 anime del vicentino. Alla cerimonia di "investitura" per diventare cittadini italiani a tutti gli effetti, per due nordafricani non c'è proprio niente da fare.

Quel “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi” non è proprio uscito dalla bocca dei due cittadini stranieri.  I due uomini, entrambi con famiglia, dipendenti in aziende locali come operai e regolarmente residenti in Italia da oltre 10 anni, non sanno spiaccicare una sola parola di italiano. Nemmeno di dialetto.

Dalla parte del Sindaco non c'è chissà quale strana ragione, semplicemente, fortunatamente, lo prevede la legge.

Niente cittadinanza se il richiedente non conosce adeguatamente la lingua italiana. Una recente sentenza del Tar del Lazio lo conferma. È appunto la n. 4384 del 20 marzo 2015 la sentenza con la quale il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio,
 ha respinto il ricorso di un cittadino bengalese avverso il provvedimento con il quale il Ministero dell'Interno, sostenendo che lo stesso non conoscesse bene la lingua italiana, ha rigettato la sua domanda di cittadinanza ex art. 9 della Legge n. 91 del 1992.

In particolare la sentenza precisa che “la concessione della cittadinanza italiana - lungi dal costituire per il richiedente una sorta di diritto che il Paese deve necessariamente e automaticamente riconoscergli ove riscontri la sussistenza di determinati requisiti e l'assenza di fattori ostativi - rappresenta il frutto di una meticolosa ponderazione di ogni elemento utile al fine di valutare la sussistenza di un concreto interesse pubblico ad accogliere stabilmente all'interno dello Stato comunità un nuovo componente e dell'attitudine dello stesso ad assumersene anche tutti i doveri ed oneri”.

Lunga vita dunque al potere discrezionale del primo cittadino, che conferma quanto sia indispensabile non soltanto che l'aspirante cittadino possieda il requisito decennale della residenza, e che non siano presenti elementi ostativi all’accoglimento dell’istanza, come ad esempio precedenti penali, ma soprattutto che sussistano degli elementi che giustifichino "l'opportunità di tale concessione".

Rimandati a settembre come due studenti impreparati, e invitati a "tornare la prossima volta".

Una persona che conosce solo l'arabo non può sapere quali sono i suoi diritti e i suoi doveri in Italia. Chiedere la cittadinanza significa abbracciare i valori e la cultura di un Paese, e questo non può esistere senza saper leggere l'italiano. La cittadinanza dunque, sia una conquista, non un obbligo da parte nostra o un diritto dello straniero. E questa conquista deve avere una precisa volontà di integrazione, partendo proprio dalla lingua.

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