l'analisi economica

Derivati di Stato: così muoiono le nazioni

Come è nata la trappola per gli Stati e per i risparmiatori. L'analisi di un docente della Bocconi

Fabrizio Pezzani
Derivati di Stato: come muoiono le nazioni

Fonte Pixabay

Gli USA per primi stanno sperimentando l’effetto devastante di una finanza che sta portando la loro società ad un collasso socioculturale e di fatto sono tecnicamente falliti prima socialmente poi finanziariamente; le tornate elettorali in corso dimostrano la fragilità di un sistema sociale in cui scomode verità potrebbero fare definitivamente saltare il sistema sociale che già oggi ha la più alta incarcerazione per abitanti ed il tasso di omicidi come si può vedere nei seguenti grafici.

La svolta è avvenuta con la rapida implosione dell’impero russo che ha reso dominate quel modello culturale che aveva già affondato le radici in una progressiva erosione della democrazia politica a favore di un’oligarchia finanziaria: stava arrivando il momento dei derivati di stato.

Il paese già indebolito dalla crisi petrolifera si trovò ad affrontare un attacco speculativo della finanza funzionale ad indebolire la lira ed a compromettere la sua partecipazione allo SME; nel 1992 quasi contemporaneamente alla nomina del governo Amato, secondo la prassi sperimentata, Moody’s declassa a sorpresa il paese senza che gli equilibri di bilancio lo giustificassero, esattamente come nel settembre del 2011 quando S&P declassò di notte ed a sorpresa il paese. Il paese fu costretto ad inseguire la liquidità necessaria per fare fronte alla crisi creata con la vendita della aziende di stato (Il Britannia) e con la stipula di quei derivati di copertura che oggi ci sono sopra come la spada di Damocle; anche i depositi dei conti correnti contribuirono a ridurre l’effetto della mattanza. In condizioni di sudditanza e di fonte alla legittimazione accademica di questi nuovi strumenti finanziari ci siamo legati ad un debito il cui detentore ci tiene sotto scacco.

I “derivatives“ avevano già avuto il battesimo di fuoco nel crollo del Dow Jones il 19 ottobre 1987, le finanziarie acquistavano contratti a termine, i “futures“ non di ditte specifiche ma su interi indici borsistici, a valori inferiori ma anche superiori alle azioni stesse; la bolla speculativa si avvalse della tecnologia dei pc programmati per operare rapidamente in caso di discesa dei prezzi che mandarono in tilt il sistema. Era nata la nuova borsa simile a Las Vegas dove la gran parte delle scommesse non sono coperte, nasceva la trappola per gli stati e per i risparmiatori.

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