come chiesto da Angelo Attaguile

Caso Juventus, Andrea Agnelli sarà ascoltato dall'Antimafia

La Commissione indaga su presunti rapporti tra il club più titolato d'Italia e ambienti legati alla 'Ndrangheta. Attaguile: "Anche la legge sportiva deve essere uguale per tutti"

Fabio Cantarella
Andrea Agnelli sarà audito dall'Antimafia come chiesto da Angelo Attaguile

Andrea Agnelli

Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, sarà sentito dalla Commissione nazionale Antimafia che indaga sui rapporti tra l'associazione criminale 'ndrangheta e il club più titolato d'Italia. È la vittoria del deputato leghista Angelo Attaguile che era giunto a dimettersi dalla presidenza della Comitato Sport e mafia non condividendo la decisione di audire solo il legale del presidente juventino piuttosto che quest'ultimo.

"Anche la legge sportiva deve essere uguale per tutti", aveva tuonato Angelo Attaguile chiedendo la convocazione di Andrea Agnelli anche a garanzia della stessa tifoseria juventina. "C'è la totale e piena disponibilità del nostro presidente a essere qui e dare il suo contributo", ha anticipato ieri l'avvocato Luigi Chiappero, legale della Juventus, durante l'audizione in Commissione parlamentare antimafia, ascoltato nell'ambito dell'approfondimento sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel calcio professionistico. 

"È necessario distinguere tra quanto avvenuto fino a luglio 2016 e quanto avvenuto dopo, quando dipendenti della Juve sono stati ascoltati, intercettati e rivestono il ruolo di testimoni, ruolo sottoposto a vaglio invasivo meticoloso e mai mutato. Il processo penale racconta di una persona attualmente sottoposta a processo per associazione 'ndranghetista il cui nome è Rocco Dominello, e racconta che il nostro security manager, Alessandro D'Angelo, deputato con l'uomo della biglietteria a rapportarsi con coloro che rappresentavano la tifoseria, è entrata in contatto con d'Angelo: questa persona era ed è al momento incensurata", ha proseguito Chiappero. "Non ci sono inviti a matrimoni, battesimi o qualcosa di più. Alessandro d'Angelo, il security manager della Juve, parla con un signore che viene dalla curva, che ha un certificato penale pulito", ha proseguito il legale". 

Una ricostruzione che ha suscitato la reazione della presidente Rosy Bindi: "Ci preoccupa che venga negato il fenomeno, che voi lo neghiate, il fenomeno c'è, esiste: i biglietti continuate a darglieli?", ha chiesto la Bindi all'avvocato Chiappero. "Certo che no", ha risposto il legale bianconero. 

"Non ci sono stati né sconti né omaggi in occasione della cessione di biglietti della Juventus a gruppi ultras", aveva sostenuto Andrea Agnelli nella memoria che lo scorso luglio il suo legale depositò alla Procura di Torino nel quadro dell'inchiesta Alto Piemonte. Il presidente chiarì anche che ad occuparsi della questione sarebbe stato Alessandro D'Angelo, capo della sicurezza del club. Dalle successive indagini è però emerso che un ex capo ultras (che compare fra i 23 indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio) avrebbe messo in contatto un componente della famiglia Dominello con la dirigenza della Juventus.


Fu definito, secondo gli inquirenti, un vero e proprio patto: il boss avrebbe fatto da portavoce ad alcuni gruppi della tifoseria organizzata, mantenendo "la pace nella curva", e in cambio avrebbe ricevuto quote di biglietti da distribuire ai tifosi o da trattenere per sé e destinare al bagarinaggio. A carico della società bianconera non sono emersi tuttavia reati penali ma i documenti sono stati trasmessi alla Procura della Figc.

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