LA BELLEZZA DI ESSERE TUTTI UN PO' DONALD TRUMP

Luca Vecchiettini
LA BELLEZZA DI ESSERE TUTTI UN PO' DONALD TRUMP
Sette giorni sono passati dalle elezioni americane e giornalisti ed opinionisti sono ancora lì a discutere su come e perché "The Donald" sia stato scelto da più di 60 milioni di americani come successore di Barack Obama alla Casa Bianca. Tutti i sondaggi davano per scontata la vittoria della candidata democratica, alcune previsioni con più distacco rispetto al tycoon e altre con meno, ma sempre costantemente in testa. Questo grandissimo errore è dovuto principalmente a due fattori: il primo è il campione esaminato, che non era aggiornato ai nuovi elettori, il secondo è dovuto al fatto che molti americani abbiano espresso il proprio consenso a Trump soltanto nel segreto dell'urna. Un altro elemento degno di nota di questa campagna elettorale è l'ininfluenza degli endorsement dei media e dei VIP. La stragrande maggioranza dei mezzi d'informazione, giornali in primis, era schierata con la Clinton. Stessa cosa nel mondo delle "star": a favore di Hillary si erano espressi pressoché tutti; da Katy Perry a Robert De Niro, poi Demi Lovato, Kim Kardashian, George Clooney, e ancora Jennifer Lopez, Richard Gere, Beyoncè, Snoop Dogg e via discorrendo. Dalla parte del repubblicano, invece, c'erano solamente Clint Eastwood e Mike Tyson. Veniamo però alle motivazioni per cui Donald Trump è riuscito a ottenere 306 dei 538 grandi elettori, divenendo così il 45° Presidente degli Stati Uniti d'America. Sono essenzialmente 3: Il cosiddetto "VOTO DI PANCIA". Le non buone condizioni socio-economiche degli USA hanno condotto molti americani all'esasperazione, portandoli così a scegliere un candidato esterno alla classe politica, che parlasse di sicurezza, di contrasto al terrorismo e di riportare in America i posti di lavoro che con la crisi si sono spostati all'estero. I radical chic detestano questo tipo di voto perché esso non si rivolge a quei candidati che salvaguarderebbero i loro interessi particolari, senza accorgersi che è proprio questa ricerca ossessiva del tornaconto elitario a non far ripartire economia, sviluppo e occupazione. Perciò, viva il voto di pancia! L'avversaria: HILLARY CLINTON. La democratica incarnava, agli occhi degli elettori, la classe politica corrotta e incapace, per di più guerrafondaia. Le accuse di sessismo rivolte al magnate non hanno attecchito su quell'elettorato che ben conosceva i trascorsi extraconiugali di Bill Clinton. Probabilmente un altro candidato avrebbe ottenuto risultati migliori, specialmente uno che non fosse visto come un prosecutore dinastico del lavoro proprio e dell'uno o dell'altro parente. Come dice Vittorio Sgarbi, il candidato repubblicano ci piace tanto perchè C'È UN PO' DI DONALD TRUMP IN OGNUNO DI NOI. Sarà per la sua incontrollabile sincerità, sarà per il suo linguaggio politicamente scorretto o perché incarna il "sogno americano" con il suo essere un self-made-man, sarà per il suo ciuffo stravagante o per il suo essere così vicino alla gente, ma "The Donald" piace. Anzi, o lo si ama o lo si odia. Tutto questo probabilmente perché rappresenta un pezzetto di noi che amiamo o non vogliamo ammetterci di amare. L'ultimo aspetto da prendere in considerazione è come in ogni caso la maggioranza del popolo, anche in caso di vittoria di Hillary, non sarebbe rimasta soddisfatta dal nuovo presidente, basti confrontare i voti ricevuti dal Partito Libertariano e dal Partito Verde settimana scorsa con quelli incassati nel 2012; in quattro anni sono entrambi triplicati. Segno di non apprezzamento ai due candidati principali. Non ci resta che augurare un grande in bocca al lupo al nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America, che, comunque, con l'annuncio di non voler incassare lo stipendio e con la nomination di Bannon come papabile consigliere strategico, sta continuando a far parlare di sè. Luca Vecchiettini

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